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Kanaga Adventure Tours 
Tour operator Africa
Voti utenti
4.8
su 5
32 Recensioni utenti
Tour Operator
Specializzato in viaggi per: Benin • Burkina Faso • Costa d'Avorio • Etiopia • Gambia • Ghana • Mali • Marocco • Mauritania • Senegal • Sierra Leone • Sudan • Togo
Proposte speciali: Deserto • Safari • Trekking • Turismo culturale • Vacanze studio • Viaggi Avventura




Kanaga Adventure Tours è una agenzia viaggi/tour operator italo-maliana, nata con l’intento di promuovere a livello internazionale un turismo sostenibile nell’Africa dell’Ovest. I paesi in cui opera sono: Mali, Burkina Faso, Guinea, Guinea Bissau, Togo, Benin, Ghana, Senegal, Sudan, Etiopia, Gambia, Niger, Marocco, Mauritania, Sierra Leone, Costa d'Avorio, Sahara Occidentale. La visione di turismo di Kanaga Adventure Tours si esplica in 4 principi chiave: Turismo "di scoperta", Turismo ecosostenibile e solidale, Turismo culturale, Turismo low cost. L'operatore è formato da un èquipe internazionale dinamica ed affidabile, composta da professionisti del turismo, con esperienza pluridecennale e conoscenza ed amore profondo per il continente africano.




Recensioni utenti

Media voti da: 32 utente(i)

Media voti
4.8
Qualità dell'offerta
4.9
Ampiezza dell'offerta
4.6
Qualità del servizio
4.8
Trasparenza
4.9
Convenienza
4.6
 

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2 di 2 persone hanno trovato questa recensione utile

Burkina, Senegal e Mali, domenica 13 agosto 2017

Autore Maria Teresa Filieri

Media voti
4.4
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
4.0
Qualità del servizio
4.0
Trasparenza
4.0
Convenienza
5.0
Ho viaggiato con Kanaga in Burkina Faso nel 2016, e sono rientrata da pochi giorni da Senegal e Mali (credo che oggi K. sia l’unico tour operator che affronta il Mali!), sempre con programmi per due persone, organizzati su misura. Valutazione più che soddisfacente, ottimo staff, autisti molto bravi, guide preparatissime e collaboranti, assistenza costante e amichevole da parte di Caterina e Leonardo. Buono anche il rapporto prezzo/qualità. Ripeterò l’esperienza.
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Burkina Faso, Senegal e Mali.
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2 di 2 persone hanno trovato questa recensione utile

Guinea Bissau e Isole Bijagos/Carnevale, domenica 26 marzo 2017

Autore Babini Neda

Media voti
4.4
Qualità dell'offerta
4.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
3.0
Lo consiglio sicuramente! Il viaggio in Guinea Bissau + Isole Bijagos mi è piaciuto molto, avrei fatto anche un paio di giorni in più. Ottima organizzazione di Kanaga. Complimenti a Leonardo per la sua capacità di gestire il gruppo, la sua completa disponibilità e professionalità. Da considerare assolutamente per paesi di questa area dell'Africa Occidentale.
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Sono arrivata a Kanaga Adventure Tours tramite un operatore italiano. Il viaggio si è svolto in Guinea Bissau e Isole Bijagos. 21/02-1/03/17
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8 di 8 persone hanno trovato questa recensione utile

ottimo, sabato 21 gennaio 2017

Autore rita

Media voti
4.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
4.0
Qualità del servizio
4.0
Trasparenza
4.0
Convenienza
3.0

Ottima organizzazione, il titolare ci tiene che tutti siano soddisfatti e fa di tutto perché ciò avvenga. Molto disponibile e sempre attento a tutto. Bellissimo viaggio, vario e abbastanza completo.

tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Gibuti, la luna sulla terra.
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8 di 8 persone hanno trovato questa recensione utile

Senegal, martedì 30 agosto 2016

Autore Flavia

Media voti
4.2
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
4.0
Qualità del servizio
4.0
Trasparenza
4.0
Convenienza
4.0

Sono rientrata da poco da un viaggio in Senegal .
Non essendoci posto nel viaggio di gruppo è stato organizzato un tour individuale per me. Organizzazione perfetta sia dalle prime battute. Alberghi di buon livello idem ristoranti, driver utilissimo nella soluzione in loco di tutte le mie richieste prezzo vantaggioso Leonardo e Caterina mi hanno fatto sentire seguita e al sicuro.

tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Senegal Individuale - Agosto 2016
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8 di 8 persone hanno trovato questa recensione utile

Viaggio in Ghana, mercoledì 04 maggio 2016

Autore Giuseppe

Media voti
4.2
Qualità dell'offerta
4.0
Ampiezza dell'offerta
4.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
3.0

Sono da poco rientrato dal viaggio in Ghana in programma dal 20 aprile al 1 maggio 2016. Grazie al supporto di Leonardo prima della partenza ed alla bravura della nostra accompagnatrice Caterina abbiamo potuto effettuare un bellissimo tour di questo paese.
Il caldo umido di questa stagione è stato mitigato dal buon livello delle strutture utilizzate e dalle emozioni dei festival che questo paese è in grado di offrire.
Itinerario e tour operator consigliato.

tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Akwasidae e iniziazioni Dipo
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12 di 13 persone hanno trovato questa recensione utile

Il Burkina Faso, mercoledì 09 marzo 2016

Autore Elde

Media voti
4.4
Qualità dell'offerta
4.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
4.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
4.0

Da due giorni sono tornata da questo meraviglioso viaggio in Burkina Faso. Senza descrivere quanto meraviglioso sia stato tutto ciò che ho visto, dovrei scrivere un romanzo e qui non mi sembra il caso, mi complimento con l'organizzazione di Leonardo Paoluzzi. I mezzi comodi, gli autisti bravi e professionali, la guida molto capace, disponibile, gentile e pronta a farti vivere situazioni estemporanee, qualora si fossero presentate. Abbiamo viaggiato con la massima sicurezza e quindi non posso dire altro che è stato il primo viaggio con Kanaga e non sarà l'ultimo. Grazie Leo e collaboratori, siete grandi.

tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Viaggio in Burkina Faso con Kanaga Adventure.
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8 di 9 persone hanno trovato questa recensione utile

Mercati ed etnie, sabato 05 marzo 2016

Autore raffaele tomasulo

Media voti
4.6
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
4.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
4.0

Siamo una coppia appena tornata da un viaggio in Benin e Togo, con alle spalle una
ventina di viaggi in Africa ed alla prima esperienza con Kanaga.
Non ho l’abitudine di scrivere recensioni né negative, né positive (questa è la seconda volta),
ma quando ci vuole, ci vuole e l’organizzazione questa volta ha fatto la differenza!
Nella fase di preparazione del viaggio ho sempre ricevuto informazioni precise e puntuali,
constatando la competenza del Sig.Leonardo (attraverso mail e telefonate) ed accettando
i consigli, che si sono poi rivelati giusti e non interessati.
Abbiamo alloggiato in strutture di livello medio, dove era bandito il lusso, ma pulite,
nelle quali c’era tutto il necessario per un soggiorno rilassante; spesso con un giardino
interno, che creava un’oasi di pace; hotels non impersonali, che aggiungevano qualcosa
al viaggio facendoci sentire in Africa!
Siamo stati accompagnati da Michael, un autista giovane, ma esperto, prudente e accorto e
da Bouba ed Hermann due guide che hanno fatto la differenza.
Attraverso loro sono passate tutte le nostre esigenze e richieste, ma spesso siamo stati
anticipati dalla loro capacità di percepire i nostri desideri.
Dopo alcuni giorni mi sembrava di avere due fratelli, molto professionali, efficienti, con caratteristiche
diverse, sempre presenti….due veri fari, che con la loro preparazione, conoscenza dei paesi
che visitavamo e amore per il loro lavoro, ci hanno fatto apprezzare i paesi, godere il viaggio
e trasmesso tanta sicurezza.
Siamo stati un po' tormentati dal caldo, (anche 39° C e noi arrivavamo da 5° C), ma non
dall’harmattan (questa è la stagione).
Abbiamo visto paesaggi, tanti mercati, assistito e partecipato a riti vudù,
abbiamo visitato villaggi ed alcune etnie , abbiamo approfondito la nostra scarsa conoscenza
della religione vodun. Insomma un viaggio vario, che ha risposto alle nostre aspettative.
Noi abbiamo messo la nostra curiosità e desiderio di conoscenza, Kanaga…. tutto il resto!
Penso che per l’agenzia in questione il più bell’apprezzamento sia il prossimo viaggio, che
stiamo programmando e faremo con loro.

tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Tour del Benin e del Togo
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8 di 8 persone hanno trovato questa recensione utile

i colori dell'africa, mercoledì 02 settembre 2015

Autore Gianfranca Grazzi

Media voti
5.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0

Il Senegal è un paese incredibile, inaspettato, sorprendente. Le persone sono accoglienti e sempre sorridenti, anche con i toubab cioè uomini bianchi... la cucina ottima con il tieneboudienne piatto nazionale o il pollo yassa... ecco provare e scoprire dalla cucina alla storia ci è piaciuto molto perché così entri nella quotidianità di questo meraviglioso popolo.
Sicurezza ok, tour con van privato. Tutti gli hotel sono stati all'altezza e l'organizzazione impeccabile.
Grazie a tutti di cuore. Grazie allo staff di kanaga tour abbiamo goduto di un tour in assoluta sicurezza e professionalità. Grazie a Leonardo che si è sempre preoccupato di informarsi sull'andamento del nostro viaggio, alla guida Mustapha che ci ha fatto entrare nella cultura del paese e all'autista Moussa gentilissimo e sempre disponibile.

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11 di 12 persone hanno trovato questa recensione utile

Dancalia, mercoledì 28 gennaio 2015

Autore Miky

Media voti
5.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0

Grazie a Leonardo ed al suo eccellente staff il tour in Dancalia è stato stupendo.
Dagli autisti alla cuoca l'organizzazione è stata ottima nonostante le difficoltà della destinazione.
L'immersione nella realtà etiope è stata intensa, il contatto con la dirompente natura di questo territorio lascia senza parole.
Dancalia, in the heart of the earth…
Grazie Kanaga e grazie Leonardo!

tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Tour Dancalia in dicembre
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8 di 8 persone hanno trovato questa recensione utile

Viaggio in Mali, mercoledì 28 gennaio 2015

Autore Patrizia Nuvolari

Media voti
4.6
Qualità dell'offerta
4.0
Ampiezza dell'offerta
4.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0
Il viaggio in Mali con Kanaga è il mio quinto con l'agenzia. Mi trovo bene, mi sento a casa, fra amici, mi sembra che l'Africa che amo sempre di più, non sia così lontana e diversa. Quando arrivo all'aeroporto so che ci sarà un amico ad attendermi. Il rapporto qualità e prezzo è buono, i servizi all'altezza delle aspettative senza essere asettici come lo sono quelli troppo di lusso. Comodità, ma anche senso della scoperta, un mix equilibrato che rende i viaggi Kanaga interessanti e piacevoli. Poi ci vuole fortuna nel condividerli, in Mali ho trovato una coppia meravigliosa, ma non è sempre stato così. Ma Kanaga non c'entra.
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Mali
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12 di 13 persone hanno trovato questa recensione utile

viaggio in dancalia, lunedì 12 gennaio 2015

Autore fabrizio campanelli

Media voti
5.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0

Kanaga Adventure Tours è un operatore turistico con sede a Bamako ma che opera in molti paesi dell'Africa dell'Ovest e con il quale siamo al terzo viaggio dopo il Mali, La Guinea Bissau - bijagos - senegal. abbiamo scelto ancoira una volta di affidarci all'organizzazione Kanaga per la nostra esperienza in dancalia per il semplice fatto di conoscerli persolamente e di essere italiani (quindi attenti conoscitori delle nostre esigenze).
La Dancalia è il luogo più vicino all'inferno che esista sulla terra e se non ben organizzato può diventare veramente un inferno. Nel nostro caso le guide erano all'altezza della situazione, così come gli autisti, i mezzi utilizzati di ottimo livello senza mai un problema, la cuoca veramente una specialista, sia per qualità che per quantità, ed infine l'accompagnatore (il titolare dell'agenzia), Leonardo, che si è dimostrato all'altezza della situazione in varie occasione, gentile e risoluto, ha ben tenuto insieme il gruppo cercando di amalgamarlo dal primo all'ultimo giorno, il primo ad alzarsi e l'ultimo ad andare a dormire, la sua presenza era sempre costante ma mai invasiva. il viaggio ?? un esperienza da fare nella vita, vedere un vulcano attivo mentre erutta credo sia un'esperienza che a pochi capiti nella vita, vedere le carovane di dromedari (a centinaia) che trasportano il sale dopo che centinaia di afar lo hanno prelevato dal suolo, pazientemente lavorato e ridotto in tavole rettangolari, credo sia un'altra esperienza che poche persone potranno provare, Si vedono carovane di dromedari, dall'alba al tromonto ed anche la notte, che pazientemente trasportano il sale verso la città vicina. Apprezzare gli usi e la cucina locale rappresenta una immersione nella cultura del luogo, certamente un ricordo (non privo di difficoltà) da portare nel cuore per lungo tempo, reso piacevole da uno staff di eccellenza.
grazie
fabrizio campanelli - Righini Tiziana

tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: tour del Mali
Guinea Bissau - bijagos - selegal
dancalia (Etiopia)

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8 di 8 persone hanno trovato questa recensione utile

SUDAN, mercoledì 03 dicembre 2014

Autore Gaetana Da Rin

Media voti
4.8
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
4.0

Recentemente ho avuto la felice opportunita' di effettuare un viaggio nel Sudan del Nord, per visitare i monumenti dell'antica Nubia.
Ho avuto la fortuna di avere il mio viaggio organizzato dalla Kanaga Adventure.
Sono stata molto contenta, sia per cio' che ho visitato, sia per l'organizzazione che mi e' stata offerta.
Ho potuto visitare il paese ampiamente e n maniera molto intelligente.
Non e' stato solo un viaggio turistico e archeologico, ma soprattutto un tuffo nella realta' nubiana.
Chiaramente il tempo era troppo limitato per poter dire di conoscere il paese, ma comunque ho apprezzato molto il contatto con questa gente cosi' ospitale, gentile, educata, visitare i loro posti piu' caratteristici, entrare nelle loro case, gustare il loro cibo e conoscere le loro abitudini.
Bellissimi i monumenti nel deserto e poterli visitare da soli, senza folle di turisti.
Un grazie alla Kanaga Tours, per averci insegnato anche come avvicinarci alla realta' del paese.
Indubbiamente non manchera' l'occasione di avvalermi ancora della loro organizzazione.

tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Il Sudan del Nord, la Nubia
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6 di 8 persone hanno trovato questa recensione utile

Due ragazze in Etiopia (Addis Abeba e Omo Valley), venerdì 29 agosto 2014

Autore clohill

Media voti
5.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0
Dopo aver organizzato con ogni cura il nostro viaggio in Etiopia, finalmente partiamo. Perché l'Etiopia? Essenzialmente per due motivi: primo, perché c'è la possibilità di andare a lavorare in quel paese in qualità di insegnante di scuola media; secondo, perché io e la mia amica siamo curiose di visitare la Omo Valley, quella zona a sud del paese che ospita tribù viventi ancora allo stato primitivo, con tradizioni, organizzazioni sociali e soprattutto un gusto per l'estetica davvero uniche al mondo.
Se normalmente siamo solite arrangiarci in modo autonomo, per questo viaggio al di fuori del tempo abbiamo preferito appoggiarci ad un Tour Operator. La scelta non è stata semplicissima: prima di tutto abbiamo inviato mille mail ad operatori locali che però o non ci hanno risposto, oppure lo hanno fatto chiedendoci cifre esorbitanti (fino a quasi 3000€ per 10 giorni di viaggio)! Alla fine, vagando sul web, capitiamo su un articolo che un giornalista rivolge ad un certo Leonardo Francesco Paoluzzi, concernente la sua attività in Africa sub-sahariana e lo contattiamo. Scopriamo che dirige un'Agenzia, la Kanaga Adventures Tours, con sede a Bamako in Mali, ma organizzante tours anche in tutti i paesi limitrofi (Niger, Togo, Benin, Costa d'Avorio, Ghana, Mauritania, ecc... compresa l'Etiopia!). La sua risposta è rassicurante: ci accompagnerà personalmente e la cifra richiesta non è eccessiva: per 10 giorni di tour chiede 1760€, comprendenti il trasporto con autista, gli alloggi (tra cui qualche notte in tenda nei posti in cui non è possibile alloggiare in strutture “solide”), breakfast e cene compresi e guide locali parlanti inglese, senza tener conto della sua costante presenza a risolvere ogni eventuale intoppo.
Noi partiamo diversi giorni prima dell'inizio del Tour, proprio per poter visitare Addis Abeba, e con lei la scuola che spero mi accoglierà. L'impatto con la capitale è scioccante: caotica e disorganizzata, smog all'estremo livello (tanto da faticare a respirare), stradoni difficilmente percorribili a causa di lavori stradali mal organizzati, e fatti, sembra apposta, invece che per facilitare il traffico per complicarlo ulteriormente.... ma soprattutto la povertà dilagante che si respira ad ogni angolo di strada: bambini, vecchi, storpi, ciechi, lebbrosi, che dormono avvolti in sacchi della spazzatura in mezzo ai marciapiedi, senza neanche un tetto in cartone per ricoprirsi dai violenti scrosci di pioggia (vi ricordo che agosto è stagione delle piogge!), ragazzine che lavano i propri cenci nelle pozzanghere putride ai bordi dei marciapiedi. Altro inconveniente (e non da poco...) è che vedere due donne bianche aggirarsi sole in mezzo al nero dei marciapiedi e dei colori della pelle non passa inosservato: tutti ci additano continuamente. “Farengi, farengi! Birr, Birr, Birr!” (bianchi, bianchi! Soldi, soldi, soldi!), questo è il ritornello estenuante che ci perseguita, ma che non possiamo evitare in alcun modo.
Camminiamo senza meta precisa per le strade della “Piazza”, il quartiere centrale della capitale, alla ricerca di un albergo in rimpiazzo a quello prenotato dall'Italia via internet, il Taitu: fatiscente, sporco, senza rubinetti e di conseguenza senz'acqua, con insetti che infestano la stanza e i letti, letti tra l'altro pure sfondati, sedendoti sui quali ti ritrovi letteralmente col sedere per terra... e il tutto per la “modica” cifra di 25/35$ a notte, uno sproposito per i target locali. Nei pressi troviamo una Pension, la Baro, con un piccolo ristorante e una verandina ricca di viaggiatori zaino in spalla con cui conversare delle proprie esperienze di viaggio, e quindi diciamo addio al Taitu senza alcun rimorso (anzi con sollievo) e prendiamo una camera bella ampia, con due twin bed, una bella vasca da bagno con acqua calda per la cifra di 350 Birr a notte (circa 12€ da dividersi in due!). Una mattina ci rechiamo alla scuola: veniamo accolte calorosamente e ci permettono di visitarla e di parlare con il personale dell'amministrazione. È molto ben tenuta, aule ampie e moderne, un grande cortile esterno dove giocare e il tutto pulito a lucido (sembra impossibile dopo aver visto lo sfacelo e la sporcizia della città...). Questo mi rincuora e mi fa pensare che tutto sommato, con un po' di adattabilità, si possa vivere in una città terribile come Addis Abeba.
Due giorni prima di iniziare il nostro tour nella Omo Valley sentiamo per telefono (abbiamo comprato una Sim locale) Leonardo Francesco Paoluzzi: ci raggiunge in un locale, il Razel Cafè, dove si possono consumare pasti sia locali che “per farengi” e discutiamo su ciò che sta per accaderci: saremo immerse in culture talmente diverse dalla nostra che faremo fatica ad adattarci, ma Leonardo ci tranquillizza e ci dà appuntamento per il 7 agosto al mattino presto alla Baro Pension per caricare noi e i nostri bagagli ed iniziare la nostra avventura.
Come prima giornata ci porta in giro per la capitale: visitiamo il Museo Nazionale, quello dove c'è Lucy (o meglio, la sua copia!), l'Australopiteco nostra antenata; la chiesa di Entoto Maryam, sulla collina dominante Addis; la cattedrale della Santissima Trinità, dove sono custodite le spoglie dell'Imperatore Hailè Selassiè; e anche il Museo Etnografico, nel quale abbiamo un'anteprima delle varie etnie che incontreremo. Alla sera, ci portano in un hotel, il Regency, che a confronto di dove abbiamo alloggiato finora, è una reggia: letti con materassi degni di questo nome, doccia ampia e calda, asciugamani forniti, WiFi gratis e potente... insomma, perfetto! Leonardo cena con noi in un locale tipico distante pochi metri a piedi dall'hotel. Ci portano N'jera con vari tipi di salse (è una sfoglia spugnosa e acidognola, piatto nazionale etiope, su cui vengono serviti vari tipi di salse e carni diverse e che si mangia strappandone dei lembi da utilizzare come “pinze” per prendere le salse stesse, rigorosamente con le mani), Doro Wat (spezzatino di carne molto speziato) e Shiro (uno stufato di lenticchie, ricchissimo di sugo e spezie).
L'indomani si parte per la vera avventura: a guidarci c'è anche Eskinder, il nostro autista etiope, un personaggio davvero simpatico e molto premuroso. Il nostro Toyota percorre chilometri e chilometri di strade in parte asfaltate, in parte no, su cui circolano non solo automezzi e carretti, ma anche zebù, capre, pecore, cavalli e muli in quantità industriale, e che non sembrano neanche essere disturbati dalla nostra automobile. Il tempo non ci è amico (piove e fa pure freddo), ma ci fermiamo ugualmente a Tiya per visitare un sito archeologico costituito da molte steli tombali ricoperte di simboli guerrieri (spade, prevalentemente...) e di cui ancora non si conosce l'esatta origine. Proseguiamo per Adadi Maryam, una chiesa interrata scolpita nella roccia, a cui per accedere bisogna scendere letteralmente sotto il suolo e che ha la caratteristica forma a croce, tipica delle chiese di Lalibela.
L'auto riprende il suo viaggio ed attraversiamo territori sconfinati, interrotti solo qua e là da sparuti villaggi e dalle mandrie che infestano l'asfalto, governate da piccoli pastori che ci urlano contro il solito “Farengi, farengi!”. A sera si arriva ad Arba Minch, cittadina crocevia per diverse destinazioni, e sormontata dal Paradise Lodge: meraviglioso! Il nome dice già tutto: uno scenario mozzafiato, si domina la valle e in lontananza si vedono i due laghi di Abaya e Chamo divisi da una sottile striscia di terra chiamata “il ponte di Dio”. Il nostro bungalow è quanto di meglio ci possiamo aspettare: ampio, pulito, letti con zanzariere, bagni con acqua calda (non è sempre così evidente in Africa, chi ha viaggiato in quei posti può capirmi!...) ed una veranda con panorama meraviglioso. La cena è servita a buffet, ma Leonardo, dopo aver parlato con il personale, ci permette di mangiare “alla carte”, scegliendo quindi quanto più ci aggrada.
Il mattino dopo, saliamo su una barca che ci porta sul Lago Chamo per vedere da vicino i numerosi pellicani che vi annidano, circondati da coccodrilli ed ippopotami. Ci avviciniamo anche alla canoa di un pescatore che ci mostra con orgoglio il suo carico di Tilapie, pesci lacustri molto buoni, e che una volta sbarcati ci fa anche una dimostrazione con grande maestria di come vadano sfilettati, roba da fare invidia ai migliori pescivendoli e cuochi al mondo.
Nel pomeriggio, ci rechiamo sulle alture circostanti per vedere la nostra prima popolazione tribale, i Dorze, che vivono in costruzioni uniche al mondo, molto alte e fatte con foglie di ensete, il falso banano endemico dell'Etiopia. Questa pianta è la fonte della loro sopravvivenza, ci fanno davvero di tutto: dai tetti delle case, al cibo ottenuto non dai frutti (non ne fanno...) ma dalla parte interna del tronco, alle fibre che trasformano in cordami resistentissimi e molto altro ancora. Ci fanno assaggiare il loro miele, raccolto direttamente dai favi, e bere un distillato fortissimo, ma molto buono. I bambini ci circondano e passeggiano per il villaggio assieme a noi e alla luce di un sole che finalmente fa capolino tutto sembra davvero meraviglioso.
Visitiamo anche il mercato della cittadina di Chencha: coloratissimo, rumoroso, ma festante; vi si vendono sia merci di ogni tipo che bestiame, prevalentemente muli e cavalli. Qui, circondate dalla folla, riecheggia il grido: “Farengi, farengi!”, ma noi ormai facciamo finta di nulla e continuiamo a fotografare e a filmare cercando invano di non dare troppo nell'occhio.
Il giorno dopo arriviamo ad un villaggio Erbore... e subito dobbiamo affrontare il problema più ricorrente del nostro viaggio: gli abitanti vogliono essere pagati per ogni fotografia a loro scattata. Chiaramente tutto diventa subito più complicato ed opprimente... La mia amica propone a Leonardo un compromesso: invece di pagare foto per foto, diamo un forfait al capo-villaggio e così siamo più o meno libere di scorrazzare tra le capanne, sotto un sole ed un'afa opprimenti. Risaliamo sul Toyota distrutte da quell'incontro, così diverso da quello coi Dorze, più amichevoli ed accoglienti. Leonardo ci spiega come purtroppo l'arrivo del turismo non sia stato un bene per questi popoli, poiché molti ragazzi preferiscono farsi fotografare che trovare un'occupazione o studiare, in quanto questo comporta loro un maggior guadagno a scapito della loro cultura.
Lungo la strada che ci porta dagli Hamer, incontriamo due ragazze appartenenti a questa etnia e ci fermiamo per conversare con loro. Notiamo subito la differenza nei loro ornamenti: portano entrambe un pesante collare, ma quello della più giovane, che è una “prima moglie”, ha in più un grosso spuntone metallico. Questo spuntone è molto ambito dalle donne, perché essere “prima moglie” è considerato un privilegio. Entrambe hanno la classica acconciatura a caschetto, con i capelli raccolti in filamenti impastati con argilla e burro, e questo impasto, oltre a renderli rossi e lucenti, li protegge dal sole e dagli insetti. Portano il tipico gonnellino in cuoio ornato da borchie metalliche ed anelli di ferro.
Arriviamo verso sera ad un villaggio per assistere all'Evangadi, una tipica danza Hamer di corteggiamento. Anche qui dobbiamo rassegnarci (ahimè...) a pagare il famigerato forfait per permetterci di immortalarli.
All'indomani raggiungiamo Omorate ed attraversiamo con una canoa in legno il fiume Omo per recarci dai Desanech. Ennesimo forfait e giriamo tra le capanne, ammirando le strane acconciature delle ragazze, che sono solite abbellire il corpo ed i capelli con qualunque oggetto trovino: tappi di bottiglie (sia in sughero che di metallo), perline colorate, oggetti in ferro o in alluminio, e chi più ne ha, più ne metta! Utilizzano inoltre la scarificazione per abbellire la pelle, praticando con lamette dei taglietti che riempiono di cenere per incistarli e renderli in rilievo.
Riattraversiamo il fiume e ci rechiamo al mercato di Turmi, frequentato prevalentemente dagli Hamer, dove vengono venduti latte, burro, zucche scolpite, pelli varie ed ornamenti per il corpo.
Alla sera avremmo dovuto assistere ad un evento che tanto aspettavamo, il Salto dei Tori, cerimonia che suggella il passaggio all'età adulta dei giovani Hamer e Banna, ma che purtroppo era già stata celebrata qualche giorno prima del nostro arrivo. Per consolarci, Leonardo ci propone un extra: la visita ad un villaggio Karo, non prevista nel nostro itinerario. Qui veniamo di nuovo subito circondate e si ripete la solfa del chiedere i soldi. Paghiamo il forfait e finalmente siamo libere di aggirarci nel villaggio per vedere le donne atte a compiere le loro faccende quotidiane (accudire ai più piccoli, preparare la farina con il miglio e col sorgo, ecc...), ammirare lo splendido panorama sull'ansa del fiume Omo e fotografare i bambini che per rendersi più carismatici e proteggersi dagli insetti pitturano il proprio corpo con creta bianca, rendendosi simili a piccoli fantasmi o a scheletri erranti. Evitiamo però di riprendere gli uomini, che a quanto pare tengono molto alla loro privacy, e che se ne stanno appollaiati sui loro tipici “pillow” di legno, usati sia come cuscini per dormire che per sedersi in qualsiasi momento loro aggrada.
Dormiamo in tenda a Turmi, in un campeggio ben attrezzato, il Buska, dove le nostre tende poggiano su una piattaforma in cemento rialzata e coperta a protezione delle piogge.
Altro giorno e altro mercato, quello di Dimeka, dove le popolazioni Hamer e Banna si scambiano le loro merci (esiste ancora la pratica del baratto). Odori, colori, rumori: tutto è molto avvolgente, si viene sommersi dai suoni e dalla costante sirena d'allarme “Farengi, farengi!” che sembra attivarsi ogni qual volta ci uniamo alla folla. Le donne Hamer e Banna si mescolano in modo quasi indistinto, differenziandosi solo nel fatto che le Banna portano un'arricciatura sul gonnellino e che non colorano i loro capelli con l'ocra rossa. In un altro mercato, ad Aldouba, frequentato dai Banna, ci viene offerta una strana bevanda fermentata composta da sorgo e latte, dal sapore acido, ma che gli abitanti bevono abbondantemente seduti in comunione attorno ad un grande albero. Dagli schiamazzi dei presenti, sembra funzionare bene come euforizzante. Anche fin troppo... visto che uno dei presenti, completamente ubriaco, comincia ad inveire contro di noi farengi, chiaramente in un linguaggio per noi incomprensibile, ma viene subito bloccato da Leonardo, da Eskinder e dal ragazzo etiope che Leonardo ha contattato sul posto per farci da guida locale, permettendoci di allontanarci senza nessun problema.
Nel pomeriggio ci fermiamo in un villaggio sulle alture abitato dagli Ari, altra etnia che vive in casette fatte di rami, bambù e terra, ma rifinite e pitturate così bene da sembrare in muratura. Mettono alla mia amica una gonnellina tipica delle donne Ari e ci portano a visitare le loro abitazioni. In una di queste, una donna sta preparando l'Njera e mi chiede di provare, ma decisamente la mia maestria nello spargere la mistura di Tef in modo circolare sul tegame di terracotta è di gran lunga inferiore alla sua e faccio una brutta figura, tanto da provocare l'ilarità di tutti i presenti. Ci fanno assaggiare anche un distillato molto alcolico, ma dal gusto molto buono, che preparano utilizzando un vero e proprio alambicco gigante di terracotta.
In serata arriviamo a Jinka e qui abbiamo una sorpresa: il campeggio dove avremmo dovuto pernottare è privo di elettricità e soprattutto di acqua... ma il buon Leonardo non si fa scoraggiare e pur di offrirci il meglio ci fa risalire in auto e andiamo a cercare una pensione in città. L'impresa si rivela più ardua del previsto, visto che i pochi alberghi della cittadina sono al completo, ma Eskinder, il nostro autista, ne conosce uno aperto da poco, dove troviamo camere ben tenute ed aventi tutto il necessario. Dopo tutto, siamo ben contente di aver avuto l'intoppo al campeggio, così possiamo usufruire di un vero e proprio letto!
Il giorno successivo è quello più atteso, ma al tempo stesso il più temuto dalla sottoscritta: visitiamo i Mursi, un'etnia famosa per l'uso da parte delle donne di enormi piattelli labiali e per le scarificazioni sul corpo, ma famigerata anche per non essere troppo ben predisposta nei confronti dei “farengi” e soprattutto mette timore il fatto che praticamente tutti i maschi adulti vadano in giro armati di Kalashnikov. Leonardo, un po' per alleviare il mio timore, ma soprattutto per indurci a smettere con la pratica di fotografare le tribù e impedire così che siano “dipendenti” dal denaro dei turisti, ci invita a praticare “lo sciopero delle foto”... Dopo averne parlato molto, decidiamo di scendere ad un compromesso: solo la mia amica (molto più brava di me in quanto a fotografia) prenderà poche, ma mirate fotografie, mentre io armata di nulla tenterò di aggirarmi nel villaggio attirando l'attenzione; sono molto più rari i turisti senza fotocamera... e questo per i Mursi è decisamente insolito e spiazzante! L'incontro comunque si rivela meno traumatico di quanto immaginassimo, poiché Leonardo, dopo aver interpellato la guida locale, ci porta in un villaggio non troppo avvezzo al turismo di massa e quindi la nostra presenza crea curiosità, ma non ostilità. I bambini ci circondano festosi e le donne con i loro piattelli labiali ce li mostrano con orgoglio e vanità, assieme alle loro particolari scarificazioni.
Altro fuori-programma che Leonardo ci propone è quello di una visita al popolo dei Bodi, molto simili ai Mursi nella fisionomia, ma più accoglienti ed ospitali.
A sera torniamo a Jinka e facciamo un giro per le stradine del centro. Anche qui la presenza di due bianche non passa inosservata, ma nessuno ci infastidisce e camminiamo tranquille, sempre scortate da Leonardo che ci dà ragguagli riguardo agli usi e ai costumi delle popolazioni che abbiamo finora visitato.
La mattina successiva ci spostiamo a Key Afer dove si tiene il mercato settimanale. Qui Hamer, Tsemay (altra etnia) e Ari si mescolano in un tripudio di colori e di merci.
Nel pomeriggio visitiamo l'ennesima tribù, i Konso. Ci fa da guida locale un anziano signore, molto cordiale e soprattutto molto orgoglioso di poterci (in un perfetto inglese) spiegare tutte le usanze del suo popolo. Le case sono magnifiche, il villaggio è un vero dedalo di stradine create proprio per impedire, in antichità, che popoli nemici potessero orientarsi agevolmente. Se Dinote Kysia (questo è il suo nome) non ci avesse accompagnato, ci saremmo senz'altro perse, impossibile capire in che direzione si stia andando e i vicoletti si fanno sempre più stretti man mano che ci si addentra nel cuore del villaggio. Ai lati del sentiero però piccole porticine aperte tra gli alti steccati di recinzione fanno intravedere vasti cortili interni, dove anche più componenti della stessa famiglia e gli animali alloggiano insieme: bellissimi, molto ben curati; bambini festosi si affacciano dalle porticine per salutarci e il nostro vagabondare tra i vicoli è un vero piacere. Lasciamo Dinote con rammarico, ma con sorpresa lo ritroviamo il mattino seguente: ci è venuto a salutare personalmente per il nostro rientro in capitale e ci lascia la sua mail, facendoci promettere di scrivergli al più presto.
Nel pomeriggio sostiamo lungo la via del ritorno e ci addentriamo in una stradina laterale, dove sostiamo. Qui veniamo invitati in un'abitazione dell'etnia Alaba, dove ci offrono una tazza del loro caffè: l'unico problema a cui non eravamo pronte (avevo letto qualcosa in merito, ma avevo dimenticato questo particolare) è che lo insaporiscono col sale perché lo zucchero è decisamente un bene troppo costoso che solo pochi possono permettersi. Cercando di evitare di fare facce troppo espressive, lo beviamo per non offendere l'ospitalità e conversiamo (se così si può dire...) scambiando qualche frase tradotta dal buon autista Eskinder. Per ringraziarli, lasciamo loro qualche saponetta, bene per loro prezioso.
Ultima meta del nostro tour (sulla strada del ritorno) è il Lago Langano dove alloggiamo al Sabana Resort, un posto meraviglioso a bordo lago, con magnifici bungalow e un ristorante fornitissimo e molto ben curato... E' davvero un peccato non poterci restare qualche giorno in più per rilassarsi dopo il nostro lungo peregrinare.
Il tour ormai è alla fine e ritorniamo nella capitale. Qui visitiamo insieme a Leonardo il “Merkato” (così è chiamata questa zona commerciale di Addis Abeba), che è (pare...) il più vasto di tutta l'Africa. L'essere tornate però nello smog e nel caos cittadino già ci fa rimpiangere i giorni appena passati nelle campagne e nei villaggi.
Per finire in bellezza, Leonardo ci porta in un locale di Addis Abeba dove, mentre si mangiano e si bevono piatti e bevande tradizionali, assistiamo ad uno spettacolo di danze folkloristiche: gli etiopi hanno un modo tutto loro di danzare, muovendo maggiormente le parti alte del corpo (spalle e collo) che non le gambe, come spesso avviene. Finita la cena dobbiamo salutarci, ma non senza riprometterci di risentirci per un'altra futura avventura in terra d'Africa.
Mi sento in dovere di spendere qualche riga in merito alla professionalità della nostra guida, Leonardo. Chi mi conosce, sa che non sono avvezza ad elogi gratuiti, tanto meno a promuovere Tour Operator (normalmente mi muovo in modo autonomo), ma in questo caso sarebbe stato davvero difficile per due ragazze (per di più “bianche”...) girare tranquille in luoghi così poco frequentati dal turismo di massa e in alcuni casi considerati anche ostici. Tutto è filato liscio come l'olio: nessun intoppo e se ce ne sono stati (come ad esempio nel campeggio di Jinka) risolti brillantemente e in pochissimo tempo. Reputo pertanto la Kanaga Adventures Tours affidabilissima e raccomandatissima a chi deve affrontare località spesso al di fuori dei “giri” tradizionali africani (Africa dell'ovest e sub-sahariana, prevalentemente, considerate a torto pericolose o poco ospitali).
Arrivederci, Africa... io tornerò!!!
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Etiopia: Tribù della valle dell’Omo
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8 di 9 persone hanno trovato questa recensione utile

Mali, lunedì 07 luglio 2014

Autore Roberto

Media voti
4.6
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
4.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
4.0

Kanaga Adventure Tours è un operatore turistico con sede a Bamako ma che opera in molti paesi dell'Africa dell'Ovest e con il quale abbiamo scelto di effettuare il nostro tour di 15 giorni in Mali. Abbiamo deciso di viaggiare con loro perché, oltre ad essere italiani (cosa che, ovviamente, semplifica molto l'aspetto organizzativo), lavorano come piace a noi e cioè promuovendo un turismo ecosostenibile e solidale: la maggior parte dello staff è composta da locali, si affidano a strutture gestite da Maliani o che comunque destinano parte del ricavato a progetti di sviluppo delle comunità locali e riservano una quota dell'importo pagato per il viaggio a progetti che di volta in volta appoggiano o che portano avanti direttamente con la ONLUS di cui fanno parte (Jekabaara). Inoltre ci è piaciuta sin da subito la professionalità dimostrata dal titolare (Leonardo Paoluzzi) che ci ha risposto in tempi brevi ed è riuscito a venire incontro alle nostre richieste modificando più volte l'itinerario via via che l'idea finale andava concretizzandosi.
Un ringraziamento particolare a Caterina per la sua professionalità e passione e anche per essere riuscita a farci trovare sempre un piatto vegetariano! ... cosa non così scontata in Africa...
Roberto & Martina

tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Tour del Mali (15gg)
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9 di 11 persone hanno trovato questa recensione utile

Riflessioni dal sudan, giovedì 08 maggio 2014

Autore Marco

Media voti
5.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0
Sudan, 24 aprile-04 maggio 2014
Quando io e Gaia decidiamo di affrontare questo tipo di viaggio, l’ispirazione nasce dal nostro profondo e ci guida a fare una scelta ai più incomprensibile.
Abbiamo sempre avuto il desiderio di conoscere l'Africa "più vera" e di vivere sulla nostra pelle quel poco che avevamo visto e sentito relativamente a questo paese unico nel suo genere.
E così, ancora una volta, partiamo per un’emozionante avventura nell’amatissimo deserto, come ultimo la regione Nubiana del Sudan, un immenso territorio che ospita non più di 500 viaggiatori all'anno!!!
Dunque, in accordo con le nostre carissime amiche Daniela e Barbara, con le quali abbiamo una straordinaria sintonia, decidiamo di affidare a Leonardo di “Kanaga Adventure Tours” la realizzazione di questo nostro grande “sogno nel cassetto”.
Sorridiamo ancora pensando all'ironia di colleghi e amici sul nostro strano modo di impiegare le nostre giornate di ferie: ma com’è possibile trascorrere le vacanze in un ambiente così selvaggio e ostile, quando nel mondo ci sono tanti posti più belli, comodi e divertenti?
Esiste un enorme divario tra il viaggiare e fare del turismo; viaggiare è come alienarsi completamente lasciando alle spalle tutte quelle che sono le costrizioni che giornalmente ci schiavizzano; viaggiare è quella passione che noi cercheremo di coltivare fino a quando sarà nelle nostre possibilità fisiche.
Solo scrutando l'atlante ci si rende conto dell’enorme estensione di questa terra meravigliosa; una regione geografica gigantesca, un mondo ancora poco conosciuto nonostante il sempre più incalzante dilagare del consumismo e del turismo di massa, che fortunatamente si dirige verso altre mete.
Il deserto è tutto e nulla; il deserto ti fa dimenticare che esistono altre realtà da qualche parte del mondo.
Questi spazi inimmaginabili a volte sono troppo grandi per essere compresi da chi vive ammassato nelle nostre città, anche se personalmente noi cerchiamo in tutti i modi di coltivare interessi ed impegnarci in attività che ci facciano sentire un po' meno inglobati da questo assurdo sistema; il tempo che scorre in un’altra dimensione, questi silenzi mai provati, il respiro del vento, il poco o nulla a disposizione che in realtà è poi "il tutto" invita alla riflessione sul troppo che abbiamo. Nel deserto si ha solo bisogno dello stretto indispensabile e non del superfluo, più che un viaggio in un luogo esotico e lontano, diventa un viaggio all’interno di noi stessi.
Durante il viaggio di ritorno, ed in questi giorni, sentiamo di aver arricchito ancora una volta il nostro bagaglio di esperienza; la ricchezza che può offrire un viaggio nel deserto è immensa, ed è una ricchezza che nessuna moneta potrà mai comprare e che nessuno ti potrà mai portare via.
Ricordiamo, ancora oggi emozionati, ogni minimo particolare; il susseguirsi di paesaggi grandiosi, gli spettacolari siti archeologici dei Faraoni Neri (la bellezza delle piramidi e dei templi ti lasciano letteralmente a bocca aperta); i nomadi con il loro sguardo fiero, ma anche purtroppo con un tenore di vita per noi francamente impensabile, la coloratissima vita intorno al Nilo, l’ospitalità delle famiglie nubiane che al nostro passaggio, con un sorriso che avevamo quasi disimparato, ci invitavano nelle loro umili case per offrirci un te o un caffè, gli sguardi ed i sorrisi dei bambini con la loro infinita gioia quando ricevevano da noi un piccolo dono magari per la prima volta nella loro vita, le immense distese di sabbia di questo mondo che ormai è parte di noi, le fantastiche stellate che solo nel deserto puoi ammirare così spettacolari; viva e anche l'immagine dei nostri autisti che si allontanavano per pregare rivolti verso la Mecca.
Nei nostri occhi rimangono le immagini di questi popoli che vivono da sempre nei luoghi più difficili ed inospitali del pianeta; popoli la cui cultura la si può cercare di capire anche attraverso uno dei suoi più antichi proverbi: "Se vuoi conoscere molte persone puoi vivere nelle città, ma se vuoi conoscere te stesso vivi nel deserto".
Qui nel deserto la vita continua e a volte fa bene rammentare che il massimo che possiamo aspettarci è un po’ di acqua e un po’ di ombra; al di là di questo, tutto è nelle mani di forze molto, ma molto più grandi di noi.
Il deserto ci cambia, non può non cambiarci; quei luoghi, quelle scene di vita quotidiana le porteremo per sempre nel nostro cuore e rimarranno dentro di noi fino a quando avremo memoria.
L’impeccabile organizzazione di Leonardo (che fortuna averlo conosciuto), l’impagabile simpatia dei nostri compagni di viaggio, Daniela, Barbara, Leonardo “senior” e Giada (ma quante risate!!!), la competenza della nostra guida/archeologa sudanese, l’abilità degli autisti e l’arte culinaria del validissimo cuoco, hanno reso ancora più indimenticabile questa emozionante avventura.
Marco & Gaia, 08 Maggio 2014
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Sudan, tesori del deserto nubiano
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11 di 11 persone hanno trovato questa recensione utile

Sudan: viaggio in Nubia, lunedì 05 maggio 2014

Autore Barbara

Media voti
5.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0

Un viaggio meraviglioso in un paese ancora poco noto, ingiustamente penalizzato dalle scelte politiche internazionali e locali. E' stato il primo viaggio con Kanaga ma non sarà certamente l'ultimo, ci siamo trovate benissimo sia per l'organizzazione perfetta nonostante il "terreno difficile"(deserto nubiano), sia per la grande professionalità e gentilezza del nostro accompagnatore Leonardo Pauluzzi. Nota positiva in più: rispetto agli altri tour operator contattati il prezzo è decisamente inferiore, perfetto per chi sa apprezzare le notti stellate nel deserto in un vero campo di tende o l'ospitalità di una famiglia in una casa nubiana, piuttosto che in un campo tendato a 5 stelle. Vista l'impeccabile organizzazione, consigliamo spassionatamente Kanaga.

tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Sudan: Nubia, le piramidi dei faraoni neri e il Nilo.
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16 di 16 persone hanno trovato questa recensione utile

Festival delle Maschere Burkina Faso, lunedì 14 aprile 2014

Autore Miranda

Media voti
5.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0

Ho prenotato on line con questo tour operator che ho conosciuto grazie a dei commenti favorevoli trovati sul web.
Kanaga tour si è dimostrato sin da subito disponibile (ha risposto con celerità a tutte le mie numerose mail fugando, con simpatia, tutti i miei numerosi dubbi!)
Il viaggio è andato molto bene, Il Festival delle maschere (Festima) che si svolge ogni due anni è veramente bello ed interessante! Sono rimasta molto soddisfatta dell'organizzazione. Gli alberghi erano di buon livello (siamo in Africa!) e la guida era preparata, disponibile e attenta alle nostre esigenze. Consiglio vivamente Kanaga Tour per la professionalità dimostrata e per la convenienza del prezzo.

tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Burkina Faso
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15 di 15 persone hanno trovato questa recensione utile

Burkina Faso - Festival delle maschere e tour, venerdì 21 marzo 2014

Autore Mario Ferreri

Media voti
4.6
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
4.0
Qualità del servizio
4.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0
Di Kanaga posso solo parlare positvamente: la precisione la velocità nei rapporti preliminari e poi concreti è stata notevole; l'assistenza nel corso del tour merita un elogio perché il nostro team è sempre stato attento e disponibile; una nota speciale a Madeleine, tanto giovane quanto brava nel suo ruolo di accompagnatrice.
Il FESTIMA, festival delle maschere, che si celebra ogni due anni a Dedougou, è imperdibile per chi ama l'Africa e le sue anime.
Se avrò la fortuna di tornare nell'Africa Occidentale, il tour operator cui mi affiderò, sarà certamente Kanaga.
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: FESTIMA - Festival delle maschere e tour del paese
27/02 - 09/03/2014

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11 di 11 persone hanno trovato questa recensione utile

Festima in Burkina, martedì 11 marzo 2014

Autore patrizia nuvolari

Media voti
4.6
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
4.0
Qualità del servizio
4.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0
Un paese inaspettato e ricco di sorprese. Dal meraviglioso Festima dove si sono succedute numerose maschere africane (spero che l'offerta si arricchisca di anno in anno perché la manifestazione è importante e può diventare un'attrattiva internazionale)ai villaggi e le loro singolari architetture, tutto condito da un'ospitalità genuina e mai stucchevole. Offerta e servizi più che buoni, condizionati ovviamente da cosa sa offrire il paese (in Africa è bene sapersi adattare). Peccato il gruppo composto per lo più (non tutti ovviamente)da collezionisti di viaggi e di relative fotografie (unica reale motivazione): paurosi e piuttosto smorti, ma Kanaga su questo punto non ha responsabilità. Meno male che c'erano le guide e gli autisti e i burkinabé a rendere il viaggio umanamente stimolante e piacevole. Punti dolenti: incomprensibili i pasti liberi che hanno generato problemucci legati alla scelta del ristorante e dei resti... perché non offrire un pacchetto completo? Troppa protezione verso i clienti mai lasciati soli, quando, invece, un po' di libertà avrebbe aggiunto sapore al viaggio.
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Festima - Burkina Faso
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16 di 16 persone hanno trovato questa recensione utile

Il Mali, mercoledì 08 gennaio 2014

Autore Paola

Media voti
5.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0

Sono appena ritornata dal Mali dove ho trascorso 9 giorni bellissimi. L'agenzia che ha organizzato il viaggio è la Kanaga Adventure Tours. Beh che dire: è andato tutto benissimo. Organizzazione molto efficiente, guida (Leonardo Paoluzzi) molto professionale, preparata ed anche molto simpatica. Il Mali mi era stato sconsigliato per la situazione teorica di "alto rischio". Beh, il nostro gruppo ha viaggiato a spasso per il Mali da Mopti in giù, vistando Bamako, Segou, Sangha, Djennè, Paese Dogon e tanto altro, ma la situazione è tranquillissima!!! Gli unici attacchi che abbiamo subito, sono stati quelli delle meravigliose persone maliane che a gara ci accoglievano con sorrisi, canti e dolcezza infinita.
Un consiglio? Partire subito: il Mali è meraviglioso e scegliere Kanaga Adventure renderà il vostro viaggio unico.

tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Il Mali
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12 di 12 persone hanno trovato questa recensione utile

Mali - Djenné-Mopti-Pays Dogon Dec/Jan 2014, mercoledì 08 gennaio 2014

Autore Laura Rampini

Media voti
5.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0

Grazie alla professionalità e all'efficienza della Kanaga Adventure Tours e in particolar modo grazie a Leonardo Paoluzzi, il nostro viaggio in Mali è stato indimenticabile.
L'organizzazione impeccabile, la capacità di risolvere ogni piccolo inconveniente con inaspettate alternative, la passione dei Leonardo ci hanno permesso di apprezzare totalmente la bellezza di questo paese e la gentilezza e l'accoglienza del suo popolo.
Grazie mille ancora per tutto
A presto... per un nuovo viaggio.

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12 di 12 persone hanno trovato questa recensione utile

Stupendo viaggio, domenica 23 giugno 2013

Autore randa romero

Media voti
5.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0
La Kananga Adventure è davvero un'ottima agenzia di viaggi. L'organizzazione è impeccabile e i luoghi da visitare davvero belli. Il team che la compone è fatto da persone molto in gamba, professionali e di alta qualità umana, allo stesso tempo. Ringrazio, in particolare, Leonardo Paoluzzi jr per l'organizzazione e l'accolgienza e Fraban Kamissoko per la gentilezza e la disponibilità a condividere le sue vaste conoscenze antropologiche e l'entusiamo con il quale fa il suo lavoro. Viaggio indimenticabile, da rifare! Grazie a tutti
tour operator
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12 di 12 persone hanno trovato questa recensione utile

Mali - 10 giorni, mercoledì 12 giugno 2013

Autore benedetta

Media voti
4.8
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
4.0
Ho viaggiato con Kanaga prendendo contatto direttamente dall'italia, prima della partenza. All'inizio ero diffidente (prenotare prima di partire ma non è mai un buon affare). Invece mi sono dovuta ricredere.
La mia esigenza (e quella del mio compagno di viaggio) era conoscere il Mali attraverso un'esperienza on the road immersi nella realtà locale, dormendo in sistemazioni modeste e viaggiare su mezzi locali. Il tutto anche per andare al risparmio. Il responsabile italiano, Leonardo Paoluzzi, da Bamako, ci ha proposto due soluzioni di tour, con diverse costi.
L'offerta che abbiamo scelto, alla fine, è stata completamente personalizzata secondo le nostre esigenze, con il supporto di tutte le informazioni necessarie pre-partenza.
Il titolare del tour operator ci ha accolto all'arrivo e durante il viaggio ci ha fatti accompagnare da una guida molto attenta e decisamente affidabile. Fraban Kamissoko è un ragazzo vigoroso e molto onesto, si è occupato dell'organizzazione, di tutte le trattative, di organizzare le visite e trovare le guide locali velocemente (lui ci ha fatto da accompagnatore) evitandoci qualsiasi perdita di tempo. Leonardo ci aveva anche lasciato il suo contatto telefonico diretto ma non c'è mai stata la necessità di chiamarlo naturalmente.
Mi sono sentita orgogliosa di viaggiare con Kanaga soprattutto quando abbiamo visitato i villaggi Dogon: siamo entrati con offerte simboliche e in denaro, nel pieno rispetto della cultura locale e delle persone che la abitano.
L'esperienza è stata davvero molto molto ma molto soddisfacente.
Il costo del tour ammetto che all'inizio non era poi così stracciato, ma pensando alla necessità di pagare il viaggio a una terza persona (la nostra guida), rispettare tutti i pagamenti delle visite nei villaggi, le mance che non abbiamo mai, mai esborsato, il servizio a dir poco impeccabile e la massima soddisfazione generale, giustifico il costo e, anzi, devo ammettere che è onesto. Consiglio a Kagana a chiunque, anche famiglie, viaggiatori solitari, gruppi più o meno numerosi. Credo che Leonardo abbia un'ottima proposta di viaggio per qualsiasi esigenza. Per quanto mi riguarda, quando tornerò in Africa mi affiderò sicuramente di nuovo a loro, senza pensarci due volte.
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Mali
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7 di 9 persone hanno trovato questa recensione utile

Bonjour Yovo' - Racconti dal Benin, sabato 18 maggio 2013

Autore Stefano e Annalisa Gualco

Media voti
5.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0
BONJOUR YOVO’!
Racconti dal Benin

Sono passati due anni dal nostro ultimo viaggio in Africa e per due viaggiatori innamorati di questo meraviglioso Continente come lo siamo noi due anni sono davvero molti. Troppi, direi. Certo, abbiamo visto altri Paesi bellissimi ed interessanti, ma l’Africa è l’Africa e le emozioni che dona sono uniche e del tutto particolari. Solo qui si possono vivere in una maniera tanto intensa. Solo qui, tra questi colori, tra questi odori, tra questa gente. Del resto il mal d’Africa esiste, provare per credere. Per cui bisogna correre ai ripari e organizzare quanto prima un nuovo “sbarco”. Africa si, ma dove? E’ da un po’ di tempo che strizziamo l’occhio ad un piccolo Stato che si affaccia nel Golfo di Guinea: il Benin. Beh, allora vediamo di “incontrarci” caro piccolo Benin! Piccolo si, geograficamente parlando, ma sappiamo che saranno grandi le emozioni che ci donerai. Solita ricognizione internet e quindi la scelta di affidarci a Kanaga Adventure Tours, agenzia italo-maliana con sede a Bamako, in Mali. Il programma inviatoci lo definiamo con lo scambio di pochissime mail, noi dobbiamo solo acquistare i biglietti aerei secondo le nostre possibili date di partenza. Partenza fissata per Gennaio, un periodo perfetto per un viaggio da queste parti (qui fa molto caldo , da noi molto freddo!). Sarà un tour di 11 giorni che ci permetterà di vedere tutte le cose principali del Paese, da Sud a Nord e viceversa. Prima di “partire”con il nostro racconto, due parole sulla destinazione. Affacciato come detto sul Golfo di Guinea il piccolo Benin è stretto tra l’ancora più piccolo Togo e la più grande Nigeria, mentre a nord i vicini di casa sono Burkina Faso e Niger. Al sud l’oceano atlantico, che con le sue lunghe ed impetuose onde bagna il tratto costiero del Paese. Il Benin presenta una parte meridionale molto umida e verdeggiante che lascia spazio a territori sempre più aridi e secchi avanzando verso nord. Culla della misteriosa religione Vudù ( anche se spilloni e morti viventi appartengono soltanto ai fantasiosi film horror, che hanno distorto non poco la realtà), queste terre furono anche teatro di una delle più grosse follie dell’umanità, ossia la tratta degli schiavi. Milioni di persone, uomini e donne, furono deportate da queste coste alla volta delle Americhe, un viaggio che molti non portavano a termine e molti altri neppure riuscivano ad iniziare, tanto erano brutali e disumani i trattamenti loro riservati. E dopo queste piccole premesse…via…è l’ora di partire!
L’aereo della Brussels Airlines atterra puntuale a Cotonou, le formalità doganali sono assai veloci ma il ritiro bagagli invece ci porta via parecchio tempo. Poi poco prima dell’uscita ecco un altro posto di controllo, dove alcuni doganieri, ci chiedono di aprire una valigia per ispezionarla. Il doganiere affonda le sue manone all’interno, rovista qua e là senza senso, forse solo per far vedere che sta facendo quello per cui è pagato, poi dice che possiamo andare. Altro tempo perso….
Fuori troviamo ad attenderci Caterina, di Kanaga Tours, che ci farà da guida e traduttrice e Housmane, l’autista, con il suo bel faccione che ispira subito simpatia. Raggiungiamo in pochi minuti l’hotel prenotato, il Qualimax, semplice ma carino, situato in una anonima viuzza polverosa. La camera è piccolina, un po’ troppo, ma c’è l’aria condizionata ed il ventilatore a pale e ciò è una bella cosa visto il caldo umido che fa. E poi si tratta di passarci soltanto una notte, per cui nessun problema. Con Caterina e Housmane appuntamento all’indomani alle 8, per iniziare il nostro tour del Paese.
La giornata odierna si prospetta assai lunga. Dobbiamo raggiungere Natitingou, a nord, e per farlo ci aspettano più di 500 km di strada. Lungo il percorso è prevista la visita al feticcio Dankoli, a Savalou, importante luogo di culto, ma sono previste diverse altre soste, seppur brevi, anche per far riposare un poco il buon Housmane che di certo non è un robot. L’arrivo a destinazione avverrà dunque nel tardo pomeriggio. In più dobbiamo fare una deviazione, causa lavori, che ci porterà a passare da Porto Novo, la capitale, costringendoci a percorrere una cinquantina di km in più. Meglio però fare un giro più lungo che rimanere imbottigliati per chissà quanto nel bel mezzo dei lavori stradali in corso.
Lungo il tragitto ci imbattiamo in una lunga processione di fedeli, tutti vestiti di bianco, uomini donne e bambini, che si stanno recando alla messa domenicale, intonando canti liturgici tradizionali. Vuoi non fermarti un poco ad osservare? E così…vai con la prima sosta!
Strada facendo non possiamo non notare i numerosi “distributori” di benzina, più o meno legali, presenti a bordo strada. Si tratta per lo più di bancarelle, sulle quali fanno bella mostra di sé grandi boccioni, taniche e bottiglie contenenti carburante. Anche Housmane si ferma per fare il pieno qui, si tratta infatti di benzina proveniente dalla vicina Nigeria (scommettiamo che arriva non proprio legalmente? meglio: scommettiamo che è di contrabbando?) e che costa decisamente meno che presso una normale stazione di servizio. Comunque alla fine del rifornimento viene anche rilasciata una regolare ricevuta a Caterina! E di certo la ricevuta è l’unica cosa “regolare”! Più si avanza e più la vegetazione si fa secca ed il clima decisamente meno umido che a Cotonou. Ci fermiamo a pranzo a Dassa in un simpatico ristorantino, dove mangiamo del buon pesce. Fa davvero caldissimo, anche se c’è un po’ di foschia, comunque normale in questa stagione quanto soffia il vento harmattan. La strada è praticamente tutta diritta ed anche in buono stato, ma molti km ci separano ancora da Natitingou. E poi ecco il colpetto di sfortuna: buchiamo una gomma e questo ci fa perdere del tempo prezioso, ma sono cose che possono capitare, per cui inutile arrabbiarsi.
Giunti finalmente a Savalou, ci fermiamo presso un gommista (aperto anche se è domenica!) a far riparare la gomma forata. In una capannetta lungo la via, un signore e suo figlio (che avrà si e no 12 anni) svolgono questo servizio, con strumenti arrugginiti e vecchiotti ma molto funzionali. In una mezz’oretta scarsa la nostra gomma è come nuova, pronta a riprendere il viaggio con noi. E come è veloce il bambino nel fare le varie operazioni in aiuto al papà! Forse sarà il suo lavoro da grande, un lavoro comunque redditizio da queste parti. Anche perché poco dopo ecco arrivare una moto che pare abbia lo stesso problema nostro….
Ci rechiamo quindi a visitare il famoso feticcio Dankoli. Si tratta in realtà di due vecchissimi alberi, o meglio ciò che ne resta, uno detto “l’albero maschio” e l’altro “l’albero femmina”. Ai rami rinsecchiti e anneriti dal fumo sono appese corna, ossa, denti di animali, stracci vari, ecc..
Questo luogo è assai frequentato dagli animisti di tutto il Benin ma anche da quelli dei Paesi confinanti, che si recano qui a chiedere le più svariate grazie. Nel caso poi quanto richiesto si avveri, essi devono tornare a ringraziare il feticcio altrimenti capiteranno loro disgrazie assortite. Quando si torna si deve offrire in sacrificio al feticcio la maggior cosa che ci si può permettere (magari un bue) e offrirla poi in pasto a tutti i presenti e a quelli di passaggio. Pare che in mattinata ben 15 persone siano ritornate qui in quanto hanno visto esauditi i loro desideri. Certamente oggi si è mangiato a volontà (e bevuto, a giudicare dagli sguardi un po’ “persi” di parecchi presenti!). La grande quantità di piume sparse dappertutto testimonia che per i sacrifici ci si serve nella maggior parte dei casi di polli e galline: povero pollo, forse l’unico animale che in tutto il mondo è sacrificabile, altro che sacro e venerato! Unica concessione, se il “miracolato” non può venire di persona può delegare una persona di fiducia al suo posto. Per effettuare una richiesta si procede battendo tre, quattro volte il feticcio con un bastoncino appuntito che sarà poi piantato sul feticcio stesso, “benedicendo”il tutto con una bella spruzzata di sodabi, un distillato locale assai alcoolico (una specie di grappa ma molto più forte). Ma come detto mi sa tanto che la sodabi oggi non è stata soltanto spruzzata sul feticcio…..
Ripartiamo quindi alla volta di Natitingou, ma pare proprio che la sfortuna voglia farci ancora uno scherzetto. Un rumore forte da sotto l’auto, come se si fosse rotto qualcosa, ci costringe a fermarci di nuovo. Stavolta è la marmitta, spezzata in due parti! Ma a giudicare dal numero di saldature presenti su di essa, non c’era da aspettarsi altro…..
Ma come sempre detto e scritto, in questi posti, in quest’Africa che a molti fa paura (ma solo a quelli che non vi sono mai stati!) esiste ancora la solidarietà e l’aiuto reciproco, cose che da noi stanno sempre più scomparendo, soprattutto nelle grandi città. In strada non c’è nessuno, poi ecco in lontananza sopraggiungere una moto con due uomini. Questi, senza pensarci un attimo e soprattutto senza che conoscessero Housmane, si fermano e si mettono ad aiutarlo nelle operazioni per smontare del tutto il pezzo staccatosi, che,ancora caldo, va trattato con estrema cautela. Uno di essi si infila persino completamente sotto l’auto, per riuscire meglio nel lavoro. Domanda: quando da noi, se vediamo qualcuno accostato a bordo strada ci si ferma per vedere che problema ha e nel caso dargli una mano? Risposta: mai!
Comunque, smontato il pezzo e sistematolo sul tetto del nostro fuoristrada, ma soprattutto dopo aver ringraziato i nostri sconosciuti aiutanti, riprendiamo dopo una mezz’oretta la via verso Natitingou. Pazienza, proseguiremo senza un pezzo di marmitta, l’auto sarà un po’ più rumorosa ma l’importante è andare avanti, anche se ovviamente il ritardo sta sempre più aumentando. Strada facendo poi incappiamo nei festeggiamenti di un matrimonio. La cerimonia pare oramai finita (peccato!) ma una piccola sosta la facciamo lo stesso, alla faccia del ritardo! C’è ancora molta gente, le tante donne presenti indossano bellissimi vestiti colorati e diversi uomini stanno suonando vari strumenti e piccoli tamburi. Appena ci vedono ci vengono incontro e le donne iniziano a scatenarsi in vorticosi balli, muovendo i loro sederi a velocità pazzesca. C’è anche la sposa , seduta nell’auto che la porterà a casa, ma è completamente coperta da un lungo velo bianco, dalla testa ai piedi, tanto che non riusciamo neppure a vederla in viso. Purtroppo non ci possiamo fermare molto, Natitingou ci aspetta, quindi riprendiamo la nostra marcia e piuttosto in fretta, visto l’oramai cronico ritardo che abbiamo accumulato.
E così, un po’ per sfortuna, un po’ per le varie soste per vedere questo e quello (scusateci Caterina e Housmane, ma la curiosità di vedere il più possibile è troppo forte), arriviamo a Natitingou che sono le 20 passate! Altro che tardo pomeriggio! Qui alloggiamo all’Hotel Bourgogne, situato sulla via principale, molto carino, camera semplice ma spaziosa e confortevole e soprattutto…..ottimo ristorante! Natitingou è una cittadina di circa 80.000 abitanti, sorge in una bella posizione sui monti dell’Atakora ed un ottimo punto di partenza per le visite di queste montagne e per il Parco della Pendjari. Questa città è famosa perché vi è nato il presidente Kéréku, che ha contribuito in qualche maniera al suo sviluppo. Le visite qui sono previste al ritorno, prima ci aspetta il Parco della Pendjari, alla ricerca dei vari animali che lo popolano.
Dopo un’abbondate ed ottima colazione, via alla volta del parco. Passando per il paesone di Tangueità ci fermiamo a salutare la famiglia del buon Housmane, o meglio, le famiglie: eh già, il nostro driver ha due mogli che vivono qui con i figli, ognuna ovviamente in case ben separate e distanti tra loro. La prima che incontriamo (che sarebbe la “seconda”) è la più giovane, molto timida, che ci accoglie nella sua semplice abitazione, costituita da un paio di stanze. Ci accomodiamo nella stuoia prontamente stesa a terra per l’occasione per fare conoscenza. C’è anche il bimbo più piccolo di 2 anni e poco dopo arriva quello più grande, che si fionda subito festoso tra le braccia del papà. Housmane lascia loro un po’ di giocattoli che ha portato da Cotonou e altre cose per la moglie.
L’altra “signora Housmane” (la “prima” moglie) invece è più grande (di età) ed abita in una casa in compagnia del fratello e dei 2 figli, al momento assenti perché a scuola. Housmane ha 5 figli, il più grande dei quali, quattordicenne, vive con lui a Cotonou per studiare. Pare che i rapporti tra le due mogli non siano proprio idilliaci e stessa cosa tra Housmane e i parenti della prima: povero il nostro Housmane: 2 mogli, parenti vari ed assortiti, 5 figli……non ti invidiamo proprio!
Una volta giunti all’ingresso del parco, ingaggiamo l’obbligatoria guida locale e partiamo per raggiungere l’Hotel du Park dove pernotteremo, cominciando di conseguenza il nostro safari. Questo parco , di circa 275.000 ettari, è idealmente suddiviso in due zone: quella riservata alla caccia (vengono infatti periodicamente abbattuti capi di varie specie di animali per tenerne sotto controllo il numero……e per guadagnare montagne di dollari!) e quella riservata ai safari fotografici, certamente più emozionanti di una stupida fucilata. Che soddisfazione può dare, per esempio, sparare ad un elefante che se ne sta immobile a qualche decina di metri a mangiare le foglie di un albero? Per noi nessuna. Il parco è confinante con quello di Arli in Burkina e con quello del W (in parte in Niger), coi i quali da vita al complesso di aree protette denominato WAP. E’ abitato da diverse specie di animali, tra i quali elefanti, leoni (pochi per la verità), ippopotami, coccodrilli, babbuini, bufali, antilopi e da svariate specie di uccelli. Certo, sappiamo bene che non sarà come i safari fatti nelle riserve del Botswana ma sarà in ogni caso emozionante andare alla ricerca dei vari animali.
Il paesaggio è decisamente arido, tutto secco e dalle piste di terra rossastra si sollevano enormi nuvoloni di polvere al passaggio di ogni vettura. Siamo nel pieno della stagione secca, per cui non può essere che così, ma questo ci permette di avere più possibilità di vedere gli animali, che non hanno a disposizione la lussureggiante vegetazione per nascondersi e devono recarsi presso le varie pozze di acqua presenti per abbeverarsi. Presso una di queste, ancora piuttosto grande per la verità, possiamo ammirare tante antilopi, scimmiette che scattano veloci a bere e altrettanto velocemente tornano a nascondersi nel bush, molti uccelli e anche qualche coccodrillo che affiora qua e là. Solo uno è steso a riva a crogiolarsi al sole. Strada facendo tocca ancora a gruppi di antilopi e di babbuini. Raggiunto il parco prendiamo possesso della nostra camera e pranziamo: il secondo game drive è previsto per le 16, quando il sole si fa meno forte e gli animali escono più facilmente dai loro nascondigli. Questo hotel è molto carino, le camere semplici ma molto comode, il ristorante buono e vi è pure una grande piscina ed un negozietto di souvenir
Alle 16 puntualissimi ripartiamo fiduciosi alla ricerca della fauna presente. Ancora antilopi e babbuini, poi una grande mandria di bufali, saranno un centinaio. Raggiunta un'altra pozza possiamo ammirare tanti ippopotami, alcuni a riva e molti in acqua che emergono di tanto in tanto lanciando al cielo i loro classici soffi. Continuando il giro, in lontananza scorgiamo alcuni elefanti, ma la fortuna non è con noi, in quanto non si stanno avvicinando ma bensì allontanando. Peccato. Certo che quando abbiamo saputo, la sera, che altri turisti presenti li hanno visti attraversare la strada davanti alla loro jeep…..beh, una smorfia di disappunto è stata d’obbligo. Ma in ogni caso abbiamo ancora a disposizione l’indomani mattina, speriamo bene. La sera è davvero piacevolissima, la temperatura ottima. Sopra di noi si apre un cielo che ci mostra una quantità inimmaginabile di stelle, tutto intorno il silenzio del bush rotto solamente ogni tanto dal canto di qualche uccello notturno.
Prima di ritirarci pieni di speranza per l’indomani, facciamo una capatina al negozietto di souvenir, dove, al termine di una contrattazione neppure troppo lunga, acquistiamo diversi braccialetti di rafia, alcuni orecchini ed anelli in osso e svariati biglietti di auguri natalizi, con bellissimi disegni su stoffa, tipo batik, raffiguranti la Natività.
Il fresco del mattino ci accoglie con le nostre speranze. Giriamo per circa tre ore in lungo ed in largo, vediamo ancora le specie animali del giorno precedente ma degli elefanti nemmeno l’ombra, solo le loro grandi impronte impresse dappertutto nel fango oramai essiccato. E i leoni? Beh, il loro avvistamento si sapeva essere difficilissimo, visto anche l’esiguo numero, inutile dire come è andata…..Sinceramente su di loro non ci speravamo molto. Non avere visto gli elefanti invece ci spiace davvero tanto, anche perché normalmente si incontrano. Ma ci doveva pur essere qualcuno un po’ sfortunato! Quello che non ci va giù è che quel qualcuno…..siamo stati noi! Pazienza, ma è stato comunque bello così, ogni game drive è emozionante, anche solo per il fatto che non sai mai cosa puoi avvistare da un momento all’altro, non si mai cosa puoi vedere dopo quella curva, dopo quella collinetta o quel gruppo di cespugli. La natura offre sempre sorprese, a volte piacevoli a volte meno. E poi non si è all’interno di uno zoo, qui gli animali sono liberi di andare dove meglio credono, per cui non c’è da stupirsi se mentre noi siamo qui loro transitano alcuni km più in là.
Usciti dal parco riprendiamo in pratica la strada verso il sud del paese. Ci fermiamo a lasciare un po’ di materiale scolastico in un scuola, dove gli insegnati ci fanno fare un giro tra le classi (emozionante il saluto cantatoci ad alta voce dai tanti bambini) ed il preside vuole che immortaliamo il momento della consegna a lui delle varie cose lasciate. Anche gli insegnanti vogliono una foto con noi e noi queste foto gliele faremo avere in qualche modo tramite Caterina, quando ripasserà da queste parti con qualche altro gruppetto di turisti. Più avanti in un villaggio lasciamo un po’ di cappellini ad alcuni bimbi, ma l’aumentare continuo di persone accanto a noi ci consiglia di non fermarci troppo, non per paura , ma perché i bimbi continuano ad aumentare sbucando dappertutto come per magia e i cappellini non sono sufficienti per tutti. Ma anche i più grandicelli e alcuni adulti vorrebbero qualcosa, per cui meglio andare avanti. Lasciare le più svariate cose a questi bimbi, a queste persone, che poco o nulla hanno, è sempre bello e piacevole. Ma il rovescio della medaglia è il rischio di vedere aumentare l’accattonaggio a discapito del far capire che è necessario lavorare per avere qualcosa, c’è il rischio di far credere a questa gente che tutti i turisti siano disposti a lasciare doni e quindi che sarebbe normale avvicinarli e chiedere loro dei cadeaux. E poi, purtroppo, non si potrebbero mai accontentare tutti. E’ una scelta difficile, noi molte volte abbiamo distribuito varie cose in piccoli villaggi durante i nostri viaggi. E’ difficile resistere allo sguardo di quei bimbi. Magari fare così è sbagliato, ma il sorriso ricevuto dopo avergli lasciato una qualsiasi cosa è sempre stato uno dei ricordi più belli che abbiamo portato a casa. Caterina ci fa notare che è preferibile lasciare doni dove sono presenti associazioni locali che poi ridistribuiranno il tutto tra la popolazione del luogo, tra quelli più bisognosi. Per noi va bene, purché si tratti di associazioni serie: la Cate garantisce che sono assolutamente affidabili, loro le conoscono bene e hanno piena fiducia, per cui le prossime fermate saranno in luoghi per così dire “autorizzati”.
Ci fermiamo per il pranzo presso le cascate di Tanongou, dove, all’ombra di alti alberi, nei pressi delle cascate stesse, vi è un simpatico alberghetto/ristorante. Prima del pranzo ci rechiamo a visitare le cascate, che si raggiungono in pochi minuti percorrendo un piccolo sentiero. Si tratta di 2 cascate che formano altrettanti laghetti con una profondità di ben 30 metri! La seconda cascata è decisamente più alta della prima e due ragazzi del luogo ci danno dimostrazione della loro abilità esibendosi in tuffi acrobatici dalla cima della cascata. A me il solo pensiero di buttarmi da lassù fa letteralmente impallidire. Loro salgono tranquillamente a piedi nudi su per la parete liscia e scivolosa, aiutandosi con le liane presenti qua e là e una volta giunti in cima….oplà, giù senza problemi! Beh, bravi davvero! Io e Caterina invece ci limitiamo ad una nuotata rigenerante nelle fresche acque del lago. Dopo il pranzo riprendiamo la strada per raggiungere il villaggio di Koussoukoingou, nel territorio dei Somba. Qui alloggiamo al bellissimo Ecolodge Koussoukoingou, a forma di tata somba, le classiche case della popolazione che vive in questa zona del paese. Queste case sono come dei castelli in miniatura, piccole fortezze sparse qua e là nella campagna senza formare i classici agglomerati dei villaggi. Ogni famiglia in pratica ha la sua casa e il suo terreno circostante, il tutto separato nettamente dalle altre abitazioni . Le vedremo più tardi , visitandone alcune nei dintorni dell’albergo. Ma tornando alla nostra sistemazione, la sua caratteristica primaria è quella che si tratta di un hotel con i servizi igienici a secco. Mentre l’acqua è disponibile tramite secchio per farsi una doccia, non lo è affatto per quanto riguarda i servizi igienici. Il wc apparentemente è uguale a quelli classici, ma al di sotto, invece dello scarico, vi è un grosso secchio per raccogliere gli escrementi. Una volta finito, si ricopre tutto quanto con la segale a disposizione in un apposito contenitore. Quando il secchio è pieno viene prelevato ed il contenuto riciclato e trasformato in concime in modo naturale, senza alcun inquinamento. E, cosa importantissima, nel bagno non vi è alcun odore sgradevole! La nostra cameretta è al piano terreno, altre sono situate al piano superiore nella varie “torrette”. E’ piuttosto spaziosa e comoda, ma il letto, almeno per me, è durissimo.
Nel pomeriggio, iniziamo con le visite della zona, accompagnati anche da una guida locale. Dapprima un enorme baobab che svetta maestoso in un campo, la cui caratteristica è che il suo tronco all’interno è cavo! Infatti si può entrare e stare comodamente in piedi: meraviglia della natura! Poi ci rechiamo a visitare le tata dei Somba. Come detto queste case somigliano davvero molto a piccoli castelli e possono essere erette su due o tre livelli, a seconda delle possibilità economiche dei proprietari. Costruite in terra essiccata, sono molto robuste grazie allo spessore dei muri ed ai grandi travi che le sorreggono in più punti. All’ingresso sono sovente appesi trofei di caccia (teschi di antilopi, scimmie, denti, ecc.) oppure oggetti appartenenti alla famiglia o ancora feticci assortiti a protezione della casa stessa. Entrando, nella stanza a piano terra, si trovano generalmente l’angolo cucina, stanze adibite a ripostiglio ed al ricovero degli animali (galline ma anche mucche). Al piano superiore troviamo i granai del capofamiglia e della moglie (rigorosamente separati) e le varie stanze per dormire, ricavate all’interno delle torrette che caratterizzano queste abitazioni. A terra, in quello che in pratica è il tetto, sono stesi ad essiccare vari prodotti, quali semi, tabacco, ecc.. Le tata sono delle vere e proprie opere d’arte e osservarne diverse spuntare un po’ dappertutto è una visione davvero molto bella. Prima di fare ritorno all’hotel ci rechiamo ad un punto panoramico, dal quale si possono ammirare le vallate circostanti. La vista è però offuscata dalla foschia creata dall’harmattan, per cui non è che possiamo vedere molto lontano.
All’Ecolodge si cena all’aperto, molto bene (ottimo il formaggio dei Peul) e soprattutto sotto un bellissimo cielo stellato e con una temperatura che dire piacevolissima è dire poco.
Il mattino successivo alle 7,30 ( io maledicendo la durezza del letto, la Anna affermando invece di non aver mai dormito così bene: ma avremo dormito nella stessa camera? mah…) siamo già in cammino per raggiungere gli antichi granai degli antenati. Con noi oltre a Cate anche un’altra guida locale. Sarà una camminata di circa tre ore tra andata e ritorno, per cui meglio partire con il fresco del primo mattino, anche se dopo poco tempo la felpetta già non serve più. Attraversiamo campi coltivati e non, boschi arsi e bruciacchiati dal sole rovente, tutto intorno a noi è secco. Cammin facendo possiamo vedere anche alcune bellissime tata e grandi alberi di baobab con i loro affusolati frutti penzolanti. I granai sono in tutto 4 e sono sistemati sotto un ampio costone roccioso, quel che resta dell’ingresso di un’antica grotta dove la popolazione locale si nascondeva ai tempi della schiavitù. I granai assomigliano a grandi anfore e sono tutti in buono stato di conservazione, tranne uno. Proprio di fronte vi è una piccola cascata, che rende ancora più bello questo angolo sperduto.
Al ritorno, prima di raggiungere l’hotel, ci rechiamo dal feticheur del villaggio per la “lettura delle conchiglie”, ossia per “vedere” il nostro futuro. Qui al posto delle carte si usano infatti delle piccole conchigliette, che vengono lanciate dal richiedente e poi in base a come cadranno a terra il feticheur “vedrà” cose buone o meno buone. Il feticheur non parla francese, ma solo la lingua di qui, per cui faremo una catena di traduzioni: io chiedo a Cate, lei traduce in francese alla guida e questi nella lingua locale al feticheur. Quindi percorso inverso per la risposta. Oltre al feticheur sono presenti altri ometti che intonano preghiere beneauguranti affinché tutto vada per il meglio e per ingraziarsi gli spiriti. La Anna rinuncia alla consultazione e quindi tocca a me. Mi viene chiesto il perché sono li e cosa voglio sapere in particolare. Mi viene poi spiegato come devo lanciare le conchiglie, 4 per la precisione e il significato che avranno in base alla loro caduta. Più saranno a “pancia” in giù meglio sarà. Prima un lancio di prova…. 2 a 2….sufficiente insomma. Poi mi si chiede di concentrarmi mentalmente con le mie richieste e desideri…chiudo gli occhi…… dopo pochi secondi lancio le conchiglie a terra. Stavolta 3 a pancia in giù ed 1 in su! Ottimo risultato! Il feticheur le osserva un po’ e poi esprime la sentenza: dice che prevede per me delle buone cose per il viaggio e soprattutto per la vita, che sono sulla retta via e che il mio cammino è quello giusto. Lasciamo un piccolo obolo al simpatico indovino e quindi riprendiamo la via per raggiungere l’hotel, da qui comunque non molto lontano. Ora un po’ di riposo prima del pranzo e di ripartire verso Natitingou. Chiediamo alla guida locale che ci ha accompagnato se ha piacere di avere qualche maglietta o materiale scolastico per i bambini, ma lui declina l’offerta e non prende niente. Qui infatti vi è una di quelle associazioni di cui ci aveva parlato la Cate, per cui lasciamo direttamente qualcosa alla signora che gestisce l’hotel, la quale ci da un registro dove possiamo annotare tutto quello che lasciamo. Ci viene garantito che le cose saranno distribuite a chi ne ha più bisogno. Una cosa abbiamo notato: girovagando in questi villaggi, nessuno ci ha mai chiesto la minima cosa. E’ evidente che tutti qui si attengono alle regole dell’associazione, certi che qualche cosa sarà distribuita a tutti a turno. Questa è una bella cosa, davvero.
Strada facendo ci fermiamo per fare quattro passi in un mercato locale, dove centinaia di venditori, espongono sulle loro bancarelle o sulle stuoie stese a terra i lori innumerevoli prodotti, verdure, legumi, stoffe, calebass, carne, carbone….C’è molta gente, ma si gira comunque con tranquillità, non tutti accettano di farsi fotografare ma molti si. In particolare sono le donne con i loro abiti coloratissimi ad essere il soggetto preferito.
Proseguendo, ci fermiamo poi a visitare, solo dall’esterno però, una magnifica tata. Il proprietario chiede 200 CFA per fare le foto. Ok, accettiamo e sotto la sua supervisione, possiamo fare quante foto desideriamo. Siccome per fotografare la parte superiore l’ometto chiede parecchio di più, cerco di “rubacchiare” qualche scatto salendo sopra un manufatto proprio di fronte. L’uomo non dice nulla ma sgrana gli occhi e resta a bocca aperta. Io non ci do peso, come detto salgo, mi sistemo e fotografo con tutta calma. Quindi ridiscendo. E una volta sceso, scopro il perché del suo stupore: sono semplicemente salito sopra una tomba, probabilmente una tomba di famiglia! Anche la Cate se ne è accorta e non può far altro che prodursi in una sonora risata. Vabbè, sono stato un poco imprudente, ma con tutto quello spazio a disposizione attorno, proprio di fronte alla casa la dovevano sistemare?
Giunti finalmente a Natitingou ci rechiamo a fare una visita all’orfanotrofio situato sulla cima di una collina nei pressi della cittadina , per portare vestiti ai bambini presenti. Ci spiegano un po’ la storia di questo posto, che esiste da ben 20 anni ma che è stato riconosciuto ufficialmente soltanto nel 2004. A gestirlo una coppia di qui, che conosciamo, che con enormi sacrifici si occupano di ben 123 bambini, da zero a 18 anni. All’interno è presente anche una scuola, per dare un minimo di istruzione ai bimbi, anche se il grosso problema è rappresentato dagli insegnanti, che sovente iniziano ma non portano a termine un ciclo di istruzione, in quanto trasferiti altrove o perché hanno semplicemente trovato una destinazione migliore e più redditizia. In un altro caseggiato è sistemata l’infermeria, dove presta la sua opera un dottore in pensione. Visitiamo le varie sezioni del centro, dove maschi e femmine occupano alloggi separati e suddivisi in base all’età. Vi sono anche alcuni bimbi nati da poco, gracili e magrissimi, sistemati con amore nei loro piccoli lettini, portati li forse perché abbandonati dalle madri che non li volevano o non potevano prendersi cura di loro. In una stanza molti altri (di 2, 3 anni, massimo 4) stanno dormendo, coricati uno accanto all’altro nei diversi letti: una scena che fa sorridere per la tenerezza che danno così sistemati tutti insieme, ma è un sorriso amaro.
In un cortile altri stanno giocando con alcuni volontari e appena ci vedono diversi di loro ci corrono incontro, si gettano tra le nostre gambe e vogliono essere presi in braccio. Anche qui molti, piccolini, dormono uno accanto all’altro, stesi a terra con una spessa coperta a proteggerli, nonostante il caldo che fa. Lasciamo un bel po’ di materiale ai gestori del centro, prima di riprendere il nostro cammino. Certa gente del nostro benestante mondo dovrebbe fare una capatina da queste parti, in questi luoghi…..Forse certe sciccherie, superflue, sarebbero evitate. Forse vedendo questi poveri bimbi che nulla hanno fatto di male ma che il destino ha riservato loro un presente e molto probabilmente un futuro pieno di incertezze e dubbi, si renderanno conto che a scuola ci si può andare anche senza i materiali firmati o all’ultima moda. Forse si renderanno conto che si possono indossare anche vestitini o pigiamini di nessuna griffe famosa. Forse.....
Di certo c’è che questa visita è stata molto toccante, impossibile non uscire di li con gli occhi lucidi, con una profonda emozione, con molto dolore e con mille domande, anche se una in particolare è più ricorrente ad ogni passo che si fa: perché? Perché ci deve essere un mondo così?.
A Natitingou alloggiamo nuovamente all’Hotel Bourgogne, addirittura stessa camera di prima. Dopo aver sistemato i bagagli, ci rechiamo al Museo delle Arti e Tradizioni, situato a circa 20 metri dall’hotel. Subito non possiamo iniziare la vista perché c’è un’interruzione dell’energia elettrica e ciò comporta l’impossibilità di illuminare le sale e le teche, quindi dobbiamo per forza attendere. Dicono che è questione di pochi minuti…..speriamo sia così, anche perché da queste parti hanno una concezione assai diversa del tempo rispetto a noi! Stavolta però sono stati di parola e l’attesa non si protrae per molto. Ci accompagna una signora che, tramite la traduzione della Cate, ci illustra e spiega tutto quanto è presente nelle 5 sale che compongono il museo, teca dopo teca, sala dopo sala. Non salta nulla, ma proprio nulla!
Vi sono esposti oggetti relativi alla storia dei popoli di questa regione, l’Atakora, strumenti per la caccia e per la pesca, oggetti per lavorare nei campi, strumenti musicali, manufatti vari e delle bellissime riproduzioni dei vari tipi di tata presenti nell’area. Peccato che alcune di queste non le vedremo dal vero perché sono proprio bellissime. La visita del museo si è rivelata davvero molto interessante. All’esterno vi sono diverse bancarelle che ovviamente non manchiamo di ispezionare. Poi una passeggiata lungo la via principale, se così si può definire, di Natitingou sotto un sole fortissimo, quindi il ritorno all’hotel. Dopo cena, con la Cate, l’ennesimo bicchierino di sodabi, brindando ogni volta alle più disparate cose (ne inventiamo sempre di nuove….), quindi a nanna per un buon riposo. Domattina ci dirigeremo verso il Pays Taneka (in particolare visiteremo il villaggio di Taneka Beri), un’altra pagina di questo bellissimo viaggio.
I Taneka sono stati l’unica popolazione a resistere con successo alle varie guerre durante il periodo coloniale e della schiavitù. Oltre ad essere valorosi e coraggiosi combattenti per difendere la loro libertà, erano pure abili costruttori in quanto i villaggi venivano sempre edificati in posizioni molto difficili da individuare, ben nascosti e mimetizzati tra le colline e nelle vallate più remote ed inaccessibili. Anche quello che visiteremo noi sarà così. Poco prima di arrivare a Taneka Beri, incontriamo lungo la strada uno dei vecchi saggi del villaggio, con il suo fido e abituale accompagnatore. La guida locale che ci accompagna (che abbiamo preso a bordo a Nati, come da accordi), fa fermare l’auto, scende e si inchina a lui in segno di rispetto, salutandolo con molta reverenza. Dopodichè ce lo presenta e ci spiega un poco quale è la sua funzione e cosa rappresenta all’interno della comunità di Taneka Beri.Il vecchietto è come d’abitudine praticamente nudo, con solamente un costume di pelle a coprire le parti intime. Sta fumando la sua lunga pipa e dietro un piccolo obolo (mica per niente è saggio, no?) ci permette di scattargli alcune fotografie. L’accompagnatore invece resta sempre un po’ in disparte.
Ripresa la marcia, poco dopo arriviamo nei pressi di Taneka Beri, dove si lascia l’auto e ci si incammina a piedi per un sentierino che condurrà in poco tempo al villaggio vero e proprio, assolutamente invisibile da li. Questo villaggio è suddiviso in 4 aree/quartieri, ognuno dei quali governato ed amministrato da un proprio re, che vive in una grande casa (la più bella di tutte, ma non è una novità questa) sul cui tetto, per indicare a tutti che li vi abita il sovrano, viene sistemato in bella evidenza un grosso uovo di struzzo. Ogni quartiere poi ha la sua “piazza delle riunioni”, sempre sistemata attorno alle fronde ombrose di un grande albero. Noi dovevano incontrare il re del primo quartiere, che appare quasi deserto, ma è assente, in quanto impegnato in una riunione in un villaggio nei dintorni alla quale ci dicono (purtroppo) siano andati anche quasi tutti i vecchi saggi. Peccato, così ne vedremo pochi e questo ci spiace un po’. Anche nel secondo il re è assente, mentre nel terzo proprio non c’è in quanto deve ancora essere eletto quello nuovo.
Passeggiando tranquillamente tra le varie aree del villaggio, scorgiamo, qua e là tra le capanne, varie donne impegnate nei loro lavori, c’è chi lava, chi prepara pietanze varie, anche chi distilla la birra di miglio, tipica di qui. Poi un po’ dappertutto sbucano bambini curiosi e simpaticissimi, per niente timidi: uno mi si appiccica alla mano e mi viene appresso per un po’, facendo con noi tutte le tappe tra un quartiere e l’altro. Una signora, moglie di un re, desidera farsi fotografare con noi e si cambia di abito, indossandone uno di un bellissimo colore rosa. Chiede se possiamo mandargli le foto scattate e certamente faremo il possibile per fargliele avere . Preparati Cate, avrai parecchia “posta” da consegnare quando tornerai da queste parti!
Giunti al quarto ed ultimo quartiere abbiamo finalmente la fortuna di poter incontrare un re e anche uno dei vecchi saggi. Il saggio è un ometto magrissimo, con la pelle tirata e seccata dal sole, con la sua immancabile pipa e coperto solo nelle parti intime da un costume in pelle stile Tarzan. L’uomo si dimostra socievole e per nulla infastidito dalla macchina fotografia e dopo un piccolo obolo, accetta volentieri di farsi fotografare, da solo e con noi. Alla vista della sua foto nello schermo della macchina fotografica, ride di gusto, mostrando la sua dentatura….mancante e fa ampi cenni di consenso. Gli faremo avere queste foto, in qualche modo tramite Caterina.
E il re? Beh, lui non è proprio come il vecchio saggio: peserà almeno 100 chili, è grande e grosso e dall’aria un po’ svogliata. Ci accoglie in una casetta in muratura, seduto su di una specie di divano-trono, usato probabilmente per riposare al fresco. Si entra scalzi e ci sediamo dinnanzi a lui, con la guida locale che prima ci presenta e poi ci spiega qual è il suo compito. Poi, dopo l’immancabile obolo, possiamo scattare qualche foto. Il re sa bene cos’è il businnes e infatti tira fuori alcuni oggetti costruiti dagli artigiani del villaggio. Gli altri creano e producono ma la gestione della vendita ( e degli incassi….) spetta a lui. Vi sono alcune belle pipe, riproduzioni di casette tipiche e statuette, cose che ci invogliano assai, ma il re non concede sconti e mantiene la sua fermezza: prezzi fissi. E così, più per non accontentarlo (non è poi così simpatico) che per il costo degli oggetti, decidiamo di non acquistare nulla e di riprendere la via del ritorno. La visita a questo villaggio ci è piaciuta davvero molto, peccato solo non aver avuto la fortuna di poter incontrare gli altri sovrani e vedere i gruppi dei vecchi saggi.
Strada facendo ci fermiamo per pranzo a Djogou, dove gustiamo delle deliziose baguette farcite di carne alla griglia, acquistate presso una bancarella in strada. Lungo il percorso ci fermiamo poi a lasciare un po’ di materiale scolastico in una piccola scuola, dove, poiché le strutture sono insufficienti per tutti quanti, un gruppo piuttosto numeroso di bambini utilizza come aula l’ombra donata dalle generose fronde di un grande albero: si, poveri bimbi, tutti sotto l’albero, stretti sui loro banchi e con tanto di lavagna appoggiata al tronco dell’albero stesso. I km da fare per raggiungere Abomey, nostra prossima meta, sono ancora tanti, ma questo non ci impedisce di fermarci ad un mercato locale che incontriamo lungo il percorso. Fa caldissimo, ma quattro passi tra i vari venditori sono obbligatori. Come tutti i mercati anche questo è una esplosione di colori, di volti, di una grande varietà di persone, ognuna con la sua bancarella o postazione di vendita a terra. Sono le donne a farla da padrone, ovviamente, con i loro vestiti dai colori sgargianti, veri e propri arcobaleni. Qui acquistiamo della bellissima stoffa colorata ed alcune piccole calebass. Alla faccia del re!
Quando giungiamo ad Abomey sono oramai le 18,30. Alloggiamo al Motel d’Abomey, buono, camera spaziosa, pulita e soprattutto dotata di aria condizionata, utilissima visto il caldo che fa. Dopo cena, quattro chiacchiere con Cate e l’immancabile bicchierino di sodabi, quindi tutti a nanna. La stanchezza comincia a farsi sentire per cui una bella dormita è certamente quello che ci vuole. Domani ci attendono le interessanti visite ai Palazzi Reali di Abomey.
Abomey , che oggi conta più di 100.000 abitanti, fu la capitale dello storico e spietato regno del Dahomey, con il quale tutti gli eserciti coloniali dovettero confrontarsi durante il periodo dell’occupazione. In più i sovrani di questo regno furono protagonisti anche di guerre assortite, sacrifici umani vari e della tratta degli schiavi, vendendo appunto “materiale umano” ai ricchi commercianti che intraprendevano affari con loro. Oggi però Abomey è una cittadina tranquilla e piacevole e di quei tempi gloriosi e sanguinari restano solamente diversi palazzi reali, alcuni restaurati altri ridotti a mucchi di rovine. Questi palazzi non sono però come li possiamo immaginare noi, grandiosi e sfarzosi, ma sono costruzioni più semplici e basse. Di fronte ad uno di questi palazzi sta iniziando una cerimonia di saluto allo spirito del primo re del regno di Dahomey che si incarna nel re attuale. Il re deve alloggiare 5 giorni in ogni palazzo, prima di raggiungere quello dove si stabilirà definitivamente. Ci fermiamo un po’ per vedere come si svolge il tutto. All’esterno un gruppo di persone, uomini e donne, i griot, musicisti cantastorie, stanno intonando canti e musiche tradizionali. Poi effettuano il giro delle mura del palazzo, sempre suonando e cantando con forza. Chiediamo ed otteniamo il permesso di entrare nel grande piazzale interno, assolutamente spoglio, dove due gruppi, di uomini e donne, rigorosamente suddivisi, stanno effettuano il rito del saluto vero e proprio, inchinandosi e inginocchiandosi ritmicamente più volte al suolo, toccando la terra con la propria fronte. Ufficialmente non possiamo fare foto, si rischia di essere “espulsi”, ma qualche scatto riusciamo lo stesso a rubarlo. Questa cerimonia fu sospesa per tantissimi anni ma ora da qualche tempo viene riproposta. Il clou della cerimonia ci sarà però in serata, con il trasferimento vero e proprio del sovrano al nuovo palazzo, con tanto di corteo reale. Di certo una bella manifestazione, assolutamente vera e non turistica, cui sarebbe bello potervi assistere. Forse ce la faremo. Il problema è che dovremo partire più tardi, “sacrificando” perciò una delle visite previste a Possotomè, meta finale di oggi a circa 2 ore da qui (traffico permettendo). Nel piazzale dinnanzi al palazzo stanno arrivando varie persone, alcune molto ben vestite, tutte accorse per la cerimonia della sera.
Ci rechiamo quindi a visitare i palazzi dei re Glelè e Ghesou ed il relativo annesso museo. Si tratta in realtà di un insieme di palazzi e costruzioni, racchiusi da una grande cinta muraria, una vera e propria cittadella. Di molti di questi edifici purtroppo non resta altro che cumuli di macerie ma altri sono stati restaurati con i fondi dell’Unesco. Per quanto riguarda il museo, nelle diverse sale possiamo ammirare i vari oggetti appartenuti ai re, spade, armi, abbigliamento, ecc.. Ciò che colpisce di più è un trono appoggiato su quattro teschi di nemici. All’esterno molto interessante è il mausoleo dello spirito del re, una costruzione semplice, ma con la caratteristica di essere stata edificata mescolando la terra col sangue di 41 nemici e con tutto intorno le ossa degli animali offerti in sacrificio al sovrano. Splendidi bassorilievi, sulle mura dei palazzi, raffigurano i simboli di ogni re , il leone per Glelè ed il bufalo per Ghesou. Peccato che all’interno del palazzo non si possano scattare fotografie, anzi la macchina va addirittura riposta nella borsa e non tenuta al collo. Le foto si possono fare solo all’esterno, ossia prima di attraversare la porta di ingresso alla struttura, dallo spiazzo dove sono presenti anche diversi negozietti di souvenir. Da qui ovviamente si ha una visuale che dice poco o nulla, ma meglio che niente…..
Terminata la visita al complesso reale e (manco a dirlo) ai negozietti antistanti, ritorniamo al palazzo dove si svolgerà la sfilata serale. Decidiamo quindi di posticipare la partenza per Possotomè, per poter assistere alla cerimonia finale. Però oltre una certa ora non possiamo stare, c’è ancora un bel po’ di strada trafficata da fare, per cui il rischio che corriamo è quello di non vedere la cerimonia e di saltare per forza una delle visite programmate a Possotomè (abbiamo scelto di rinunciare nel caso alla visita alle piante medicinali locali ed al massaggio rilassante). Poiché ci era stato detto che l’inizio della cerimonia sarebbe stato per le 16, ecco che noi per quest’ora siamo qui. Il fatto che non c’è moltissima gente ci fa capire che non è questa l’ora di inizio. Anche le risposte che i presenti ci danno sono assai discordanti. Tranquilli, tra poco si comincia, no si va alle 17, no no, non prima delle 18 con il fresco della sera. Quest’ultima versione ci sembra la più veritiera, visto il caldo che fa. Anzi, forse inizierà dopo. In ogni caso con Cate abbiamo concordato una permanenza massima fino alle 18, non oltre. Il tempo passa e non succede nulla. Facciamo conoscenza con un elegante signore vestito tutto di bianco, venuto fin qui apposta da Cotonou per assistere a questa particolare cerimonia. Facciamo alcune foto con lui e promettiamo di spedirgliene copia appena possibile, visto che ci tiene in modo particolare. Un bambino attira poi la nostra attenzione e curiosità, accerchiato com’è da diverse persone. E’ un dodicenne accusato di stregoneria . Dice che lo hanno cacciato da casa ,che i suoi genitori lo ripudiano e che la gente del posto accuratamente lo evita. Pare appartenga ad una setta che ogni tanto rapisce e fa sparire delle persone, addirittura nutrendosi poi dei corpi. Pare che tra le vittime ci sia stata pure la sua maestra (gli avrà dato un brutto voto?). Molti lo allontanano in malo modo, altri, compresi noi, gli offrono qualcosa da mangiare. Il bimbetto ha faccia sveglia e occhi furbetti, tanto da far pensare sia una tattica per avere sempre qualcosa da mettere sotto i denti. Qualcuno “misericordioso” in fondo lo si trova sempre. Intanto però si sono fatte le 18, l’orario limite per noi. C’è un certo fermento ma nulla ancora di concreto. Per noi però è tardi e dobbiamo partire, il che significa rinunciare con un certo rammarico alla cerimonia.
La strada per Possotomè è in gran parte piena di buche, l’asfalto è presente a tratti, un po’c’è e molto non c’è e lunghi tratti sono addirittura di sterrato con grandi lavori di manutenzione in corso. In più c’è molto traffico e parecchia gente per strada. Un quadro davvero idilliaco, soprattutto per il povero Housmane che deve avere cento occhi per non incorrere in incidenti vari. Il buio ci sorprende ancora in strada, per cui la velocità, già moderata per quanto sopra, diminuisce ancora, tanto che arriviamo a Possotomè alle 20, 30. Possotomè è un villaggio situato in splendida posizione sulle sponde del lago Ahémé. Questo lago è lungo all’incirca 135 km e con una larghezza variabile di alcune centinaia di metri. Non è molto profondo e sulle sue rive si incontrano diversi altri villaggi di pescatori. Qui domina la religione Vudu’ ma ciò che lo rende un posto unico e meraviglioso è la straordinaria tranquillità che vi regna, palpabile non appena vi si mette piede. Vi è anche una fonte di acqua termale e vi si produce la migliore acqua minerale di tutto il Benin.
Alloggiamo all’hotel Gite, bello, semplice ed accogliente, camere piccoline ma confortevoli. Qui dormiamo solamente, mentre pranzo e cena li consumeremo al Restaurant Le Prefet situato direttamente sulle rive del lago Ahémé, raggiungibile con una breve passeggiata. Per cui, dopo aver sistemato i bagagli e aver fatto una doccia rigenerante, via verso il semplice ma romantico ristorantino, dove, in compagnia di una piacevolissima brezza e sotto un cielo stellato come mai, consumiamo una semplice ma ottima cena. Poi a nanna per un necessario riposo, ma con la mente già proiettata alle visite di domani.
La mattinata inizia con un giro in barca sul lago, durante il quale ci vengono spiegate la varie tecniche di pesca utilizzate dagli abitanti della zona. Con noi si aggrega un turista svizzero che viaggia da solo e che di sicuro non vede l’ora di poter scambiare quattro chiacchiere con qualcuno. Anche Housmane, partecipa, nonostante il suo timore per l’acqua non sapendo nuotare. Le tecniche di pesca che il barcaiolo ci illustra sono diverse. Si va da quella classica con amo singolo e galleggiante a quella del palamito con una lunga fila di ami, la rete lunghissima che viene stesa in una grande area lacustre a formare una vera e propria “diga”, il retino per i granchi (vi si appende una piccola esca ed il granchio dopo averla afferrata divincolandosi finisce per cadere all’interno del retino non potendone più uscire), il bastoncino di bambù poggiato sul fondo melmoso ( lo si lascia sul fondo per un po’ di tempo e i pesciolini vi entrano credendo si tratti di un sicuro nascondiglio, poi i pescatori lo tirano sulla barca molto velocemente ed il gioco è fatto). Può mancare un feticcio da queste parti? Certo che no e difatti davanti ad ogni villaggio, una serie di pali, piantati in acqua a formare un ampio cerchio, stanno proprio a protezione del feticcio protettore posto al centro del cerchio stesso. Altra tecnica molto in voga è quella della rete a lancio, che quando è in “volo” assume una forma circolare di grande effetto scenico. E’ una tecnica piuttosto difficile, soprattutto la preparazione al lancio richiede precisione e maestria. Se infatti i fili con i piombi saranno mal disposti, la rete non si aprirà a ventaglio durante il lancio ma resterà tutta aggrovigliata, rimanendo quindi del tutto inutile. Il barcaiolo ci va vedere come si fa, si esibisce in alcuni lanci e quindi ci fa provare, assistendoci nelle operazioni preparatorie. Lancio e la rete si apre bene, aspetto alcuni minuti, ritiro il tutto e…..solo fango! Riprovo, la rete si apre ancora meglio che nel lancio precedente ma il risultato è lo stesso. Prova lo svizzero, primo lancio con risultato identico al mio (confesso la gufata, vuoi mai…..), ma al secondo lancio viene su un argenteo pesciolino ! Mannaggia, Svizzera 1 Italia 0!
Ma la tecnica di pesca più particolare, nonché più complessa e laboriosa (e pare anche un poco illegale) è quella che si fa costruendo dei veri e propri recinti con le fronde delle palme, piantate sul fondo (l’acqua bassa facilita il tutto) e che spuntano in modo molto naturale dall’acqua. Si lasciano così per alcuni mesi e i pesci vanno li per nascondersi e riprodursi (diventa come una nursery) scambiando il tutto per una barriera naturale. Un vero e proprio allevamento, quindi. Poi, trascorso il tempo necessario, i pescatori cingono il tutto con le reti, tolgono le fronde e per i malcapitati pesci non c’è più scampo. Quello che sembrava un rifugio sicuro era in realtà una trappola mortale molto ben architettata.
Ritornati a riva, diamo un’occhiata (beh, non solo un’occhiata….) al piccolo “negozietto” (in realtà una bancarella con esposti i vari prodotti) gestito da due ragazzini molto intraprendenti, che creano dei simpaticissimi oggetti, soprattutto collanine e braccialetti con bambù e conchigliette, ma anche bellissime borsine e portaoggetti. Dopo la rituale contrattazione mettiamo da parte un bel po’ di souvenir e ordiniamo alcune collanine e braccialetti “su misura”, che ci verranno consegnati la sera stessa. Venuto a sapere dalla Cate della mia “predisposizione” all’acquisto di calebass, uno di loro inforca la bicicletta e si fionda al mercato di un villaggio distante alcuni km, alla ricerca del prezioso oggetto. E lo troverà…..eccome se lo troverà! La sera infatti sulla bancarella troveremo una enorme calebass ! Che fine ha fatto inutile dirlo…..Come la sera precedente consumiamo il nostro pasto nel piccolo ristorantino, quindi in attesa della prossima escursione ci sdraiamo sul pontile, sulle stuoie all’ombra, coccolati da una dolcissima brezza.
Nel primo pomeriggio ripartiamo alla scoperta delle piante medicinali, riuscendo quindi ad effettuare quell’escursione che pareva essere stata sacrificata, purtroppo invano, alla causa della cerimonia di Abomey. Le piante si trovano nei pressi del ristorante, per cui non dobbiamo fare molta strada. Con l’aiuto di Ignace, il gestore del Le Prefet, scopriamo una grande varietà di piante medicinali e curative, usate dai nativi per le più svariate patologie. Una di queste piante pare sia in grado di curare ben 300 tipi di malattie! Molta attenzione viene data alla cura delle mangrovie, non tanto per un uso medicinale, ma piuttosto per la tutela dell’ambiente. Vengono addirittura piantate di tanto in tanto sulle sponde per creare nuove colonie, perché crescendo sono in grado di assorbire grandi quantità di CO2, risanando così l’ambiente. Inoltre con le loro intricatissime radici, impediscono alla sabbia di defluire all’interno del lago evitando così il suo riempimento nel corso degli anni. E poi tra le radici i pesci trovano rifugio , si possono riprodurre, nutrire e crescere, per la gioia dei pescatori.
Poi, accompagnati da un’altra guida locale, ci incamminiamo nel cosiddetto “percorso Vudu’”, che ci porterà alla fine ad attraversare i due villaggi di Okomè e Sehomi. Il percorso Vudu’ altro non è che un sentiero tra lago e foresta, ritenuto sacro e lungo il quale si trovano piccoli templi, luoghi di preghiera, feticci e divinità assortite. L’inizio di questo percorso è proprio di fronte al ristorantino. La piccola piazzola che vediamo è il luogo di ritrovo del feticheur con le persone che a lui si rivolgono avendo subito un torto o un danno più o meno grave da un individuo non identificato. Il feticheur parla con gli spiriti per trovare il colpevole delle malefatte, quindi seguirà una cerimonia dopo la quale costui avrà soltanto 7 giorni di tempo per costituirsi, altrimenti sarà colpito da sventure varie, fino alla morte nei casi più gravi. Nel caso estremo di passaggio a miglior vita, poiché il danneggiato non sa dove costui sia stato tumulato, torna dal feticheur per farsi indicare il luogo di sepoltura. Poi si reca là e dissotterra il cadavere che sarà esposto per 3 giorni alla vista di tutti, facendo sapere in tal modo alla comunità che si tratta del colpevole. E il luogo di “esposizione” è proprio accanto all’altare situato vicino al grande albero presente nella piazzola. Pare che ancora oggi si usi fare così, rispettando l’antica tradizione Vudù. Speriamo solo che, nel caso, non vi siano ospiti al ristorante in quei giorni……
Andando oltre, troviamo una casa/convento, sui muri della quale sono raffigurati gli zangbeto, gli spiriti che escono di notte per fare la ronda e per vegliare sul villaggio, soprattutto quando si è verificato qualche problema. Per questo sono identificati anche come “i guardiani della notte”. A proposito: pare sia vietato uscire dopo le 23, c’è una specie di coprifuoco qui che può essere infranto solo dagli iniziati. C’è chi dice che vale per tutta la zona di Possotomè, altri dicono che vale solo nella zona della foresta sacra. Comunque sia, però, questo è scritto pure in un foglio appeso alla parete nella nostra camera ed è chiaramente rivolto anche ai turisti! Poi, ciliegina sulla torta, pare che questi zangbeto escano direttamente dalle figure disegnate sul muro di cui sopra e che se ti beccano in giro a notte fonda sono guai seri. Non si possono fare foto a questi disegni da vicino, ma solo da una certa distanza. Qui prendono queste cose davvero molto sul serio, quindi……
Andando avanti incontriamo varie divinità, ognuna nella sua piccola piazzola ai bordi del sentiero. C’è , ad esempio, la divinità Tolebà, alla quale si viene a chiedere favori vari e per ottenerli vengono piantati dei piccoli paletti di fronte ad essa. Se poi la richiesta verrà esaudita, si sacrifica un pollo (sempre lui, poveretto!) il cui sangue sarà versato sulla divinità stessa, quindi il pennuto verrà cucinato ed offerto ai passanti. C’è poi la divinità Dan, ossia il pitone, una divinità particolare in quanto è lei che si sceglie gli adepti e non viceversa. Ha come tempio una piccola casetta bianca, adornata da tante bandierine dello stesso colore. E che dire di Cocu’, la divinità che ti fa entrare in trance quando ci si rivolge? C’è ne sono dunque di varie tipologie, ma tutte assai considerate e venerate. Ad alcune possiamo fare fotografie, ad altre assolutamente no.
Ancora più avanti, all’ombra di un grande albero, una ventina di donne stanno dando vita al tradizionale mercato del baratto. Peccato che non vogliono assolutamente essere fotografate, il solo mettere mano alla macchina fotografica fa si che ci tirino dietro qualche parola non proprio di cortesia. O peggio, a nostra insaputa potrebbero chiedere aiuto agli zangbeto, per punire i bianchi invadenti! Meglio lasciar perdere, guardare e basta. Ma…..da un poco più lontano…..clic, clic, clic…ecco tre foto degne del miglior paparazzo!
Al ritorno non passiamo più nel sentiero Vudù, ma percorriamo un’altra stradina che ci permette di attraversare i due villaggi di Okomè e Sehomi, villaggi di pescatori, come dimostrano le tante reti appese ai tronchi delle palme. E poi vi sono tante piccole bottegucce di sarti, tutti intenti a cucire e tagliare stoffe nei loro laboratori, per creare bellissimi abiti dai colori sgargianti. Tantissimi i bambini che, tutti nudi ed impolverati, ci salutano al grido di yovò yovò (come chiamano comunemente i bianchi in Benin) al nostro passaggio. E’ stato un bel giro, interessante e piacevole, anche se per noi appare davvero incredibile che ancora oggi si mantengano riti e tradizioni di questo tipo, lontanissime dalla nostra concezione e difficili da credere. Ma questo è il Vudù e qui, come detto prima, tutto ciò è preso maledettamente sul serio.
Ritornati in hotel, prima di cena, ci sottoponiamo ad un massaggio rigenerante, praticato da una giovane ragazza di Possotomè. Ma questa, purtroppo, è l’ultima sera in questo luogo di pace, per cui decidiamo di festeggiare, organizzando una serata in…discoteca! Beh, definirla discoteca è un po’ troppo, ma va bene lo stesso. A poca distanza dal Gite c’è la Buvette, un locale dove si può bere qualcosa, ascoltare musica e ballare. Andiamo? E se facciamo tardi come la mettiamo con gli zangbeto? Andiamo, andiamo e siamo sicuri che i famigerati zangbeto ci perdoneranno!
La formazione discotecara è composta da: il sottoscritto e consorte, la Cate, il buon Housmane, Ignace il gestore del ristorante, Leon della reception del Gite, il barcaiolo della pesca, la massaggiatrice e sua sorella e ovviamente lo svizzero solitario. Una volta giunti al locale scopriamo che ci siamo solo noi e alcune bariste. Il buon Ignace si trasforma in deejay e inizia a sparare musica a tutto volume. Nonostante sia notte, fa comunque molto caldo. Il via alle danze è immediato, il divertimento alle stelle. Lo svizzero abbandona la sua calma e si scatena, io lo seguo, la Cate pure. Si balla tutti insieme, si ride, si canta. Leon alterna momenti da formula uno del ballo ad altri da bradipo come se avesse staccato per un attimo la spina, il barcaiolo spesso si siede con lo sguardo assente e perso nel vuoto, chissà, forse pensando ai suoi sfuggenti pesci. Proviamo anche una limbo dance, dove la Cate dimostra tutta la sua agilità, poi io e Leon insceniamo una boxe-dance, con tanto di atterramenti e colpi proibiti (finti, ovviamente), cosa che fa ridere di gusto tutti i presenti. Ad un tratto coinvolgiamo nelle danze pure una timida (ma molto carina….) cameriera. Insomma, c’è n’è per tutti! E’ mezzanotte passata quando lasciamo la Buvette. Siamo sudatissimi e un po’ stanchi, ma di certo molto felici per la bella serata che abbiamo passato tutti insieme. Ci spiace davvero lasciare questo posto. Questa serata sarà uno dei ricordi più belli che ci porteremo a casa. Perché siamo stati con la gente del posto, perché con loro ci siamo divertiti e loro si sono divertiti con noi. Perché, come sempre ho detto e scritto, i ricordi più belli di ogni viaggio sono quelli legati alla gente del luogo, ai contatti che si hanno con gli abitanti. Nulla da più emozione dell’integrazione con loro. Ci mancherai Possotomè, questo è sicuro. Ah, dimenticavo….degli zangbeto nessuna traccia!
Dopo l’idilliaca Possotomè, il nostro tour ci porta a Gran Popo, nota località balneare che si affaccia su di una lunghissima spiaggia sulla quale si infrangono le potenti onde dell’Atlantico. Alloggiamo all’Hotel Awale, situato direttamente sulla spiaggia. Si tratta indubbiamente di un bell’albergo, le camere sono grandi e pulite, ma tuttavia è piuttosto “freddo”, non c’è insomma la classica atmosfera familiare tipica delle sistemazioni più piccole. Curioso l’abbigliamento del personale, in stile piratesco, con tanto di bandana rossa sul capo.
La visita programmata qui è alla Bouche du Roy, ossia il punto dove il fiume Mono sfocia nell’oceano. Per raggiungere questo posto, percorriamo con una barchetta per circa un’ora (18 km più o meno) una laguna interna, parallela al mare. Con noi oltre alla Cate anche due barcaioli. La navigazione scorre tranquillissima, sulle sponde una fitta vegetazione di mangrovie, sulle quali sono appollaiati numerosi bellissimi aironi bianchi. Ogni tanto intravvediamo qualche villaggio e incrociamo diverse barche di pescatori, alcuni dei quali intenti a pescare lanciando le classiche reti che, aprendosi in volo, disegnano un grandissimo cerchio nell’aria prima di adagiarsi sulle calme e scure acque del fiume. Giunti a destinazione ci incamminiamo sotto un sole cocente verso il mare, dove possiamo rimanere a nostro piacimento. Ci fermiamo in un punto dove è possibile fare un bagno ristoratore, sempre però con molta attenzione a causa delle grandi onde e della forte corrente. Da qui si può vedere la foce del fiume, non lontana a noi. Per fortuna i nostri accompagnatori hanno portato due grandi ombrelloni. Una scelta senza dubbio azzeccatissima e responsabile, visto il forte sole che c’è. Non altrettanto potrà dire il gruppetto di turisti che si sono posizionati ad un centinaio di metri da noi. Su questa immensa e sterminata spiaggia non c’è alcun riparo, nemmeno un alberello. Poveretti, non li invidiamo proprio. Da un bianco latte ad un rosso gambero, il loro destino è segnato. Un bagno nelle fresche acque, quindi una bella passeggiata sulla lunghissima spiaggia, ammirando la forza delle onde che si infrangono su di essa. Qui consumiamo un semplice ma buono pranzo a base di pesce, quindi un ultimo bagnetto e la decisione di fare ritorno, anche perché ci viene detto che è possibile assistere ad una rappresentazione di zangbeto. Non sarà proprio “originale” in quanto gli zangbeto usciranno solo per noi (a pagamento), ma sarà anche l’ultima occasione che avremo per vederli, per cui accettiamo con piacere. Inoltre fa davvero troppo caldo, restare qui tutto il giorno sarebbe impensabile. A proposito, i futuri gamberoni ( ossia il gruppetto citato poco sopra) manco hanno pranzato qui, sono partiti ancora prima di noi…..
L’uscita degli zangbeto avviene in un villaggio non molto lontano dall’hotel, anche se qui sembra di entrare in un altro mondo. Sul litorale infatti si susseguono diversi alberghi, pensioni, ristorantini, belle case di villeggiatura, qui invece siamo proprio in un villaggio autentico, con gli innumerevoli bambini che sbucano dappertutto. Il convento degli zangbeto si affaccia in un grande spiazzo, dove alcune persone stanno preparando la cerimonia suonando forsennatamente i vari strumenti tipici. Anche la gente del villaggio va sempre più aumentando assiepandosi lungo la piazza per assistere all’uscita dei misteriosi esseri. La musica sale di volume, i musicisti sembrano come posseduti da chissà quale forza misteriosa, poi finalmente ecco il primo zangbeto che lentamente arriva. Escono uno alla volta, in tutto sono quattro.
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Tour in Benin a Gennaio 2013
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9 di 9 persone hanno trovato questa recensione utile

Viaggio in Sudan con Kanaga, mercoledì 15 maggio 2013

Autore patrizia nuvolari

Media voti
4.8
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
4.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0
Viaggio veramente bello quello del Sudan. Mi piace viaggiare con Kanaga, è la seconda volta e ci sarà una terza e una quarta... perché? Perché corrisponde esattamente ai miei bisogni. Non sono più giovanissima, quindi lo zaino in spalla non fa più per me, ma è rimasto il bisogno di avventura e di scoperta come nei mei vent'anni, ecco Kanaga mi risolve la contraddizione. Mi offre la sicurezza senza dover rinunciare al piacere della scoperta e alla sensazione di non essere solo una turista sprovveduta e anche cretina. Ben venga quindi una comoda 4x4 e notti sotto alle stelle o in case di nubiani, come nel caso del Sudan.
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Sudan
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10 di 10 persone hanno trovato questa recensione utile

Burkina Faso, martedì 14 maggio 2013

Autore Marco

Media voti
4.6
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
3.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0
Un viaggio di gruppo ma estremamente personalizzato. Servizi sempre in linea con le promesse, compatibilmente con le strutture turistiche del paese. Il programma era completo e ci ha permesso di avere una visione di insieme del paese nonostante i pochi giorni a disposizione. Attraverso contatti diretti con le guide locali siamo riusciti spesso ad essere gli unici turisti ad assistere alle cerimonie e alle danze. Un grazie alla nostra guida Caterina, sempre efficiente e disponibile, al nostro autista e a tutto lo staff. Un arrivederci al prossimo viaggio.
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Burkina Faso, Maschere in festa
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11 di 11 persone hanno trovato questa recensione utile

Guinea Bissau, giovedì 28 marzo 2013

Autore Esperia e Fabrizio

Media voti
4.6
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
4.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
4.0
Viaggio ottimo, posti meravigliosi. Le guide sono state esaustive e ottime. 20 giorni immersi tra paesaggi, isole e mare veramente indimenticabili. I villaggi nella Savana ci fanno rendere conto di aspetti e di una realtà che non ci sembra vera: vedere bambini nudi e scalzi, felici e spensierati senza avere praticamente niente di materiale mentre, a volte, i nostri hanno tutto ma sembra non essere mai abbastanza per renderli soddisfatti. Abbiamo vissuto in questi giorni nelle strade che abbiamo percorso come all'interno di un documentario.
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10 di 10 persone hanno trovato questa recensione utile

Niger, giovedì 22 novembre 2012

Autore Marco

Media voti
5.0
Qualità dell'offerta
5.0
Ampiezza dell'offerta
5.0
Qualità del servizio
5.0
Trasparenza
5.0
Convenienza
5.0
Da sempre sono abituato a viaggiare da solo ed in completa autoorganizzazione. In occasione di questo viaggio per vari motivi (poco tempo a disposizione, sicurezza, difficoltà logistiche) ed in seguito ad una serie di coincidenze, mi sono affidato devo ammettere non senza molte remore e paure a Kanaga Adventures Tours – Agenzia italo-maliana con sede a Bamako. Sono convinto che i viaggi si debbano fare e non raccontare e perciò non proverò neanche a descrivere la bellezza di questo effettuato in Niger (non avendone le capacità finirei solo per svilirne la magia). Voglio però spendere due parole in favore di quest’Agenzia e del suo titolare Leonardo Paoluzzi che sul campo si è rivelato preciso, competente e molto attento alle mie (molte) esigenze. Mi ha molto colpito in positivo il fatto che privilegino un approccio con le popolazioni locali e le loro culture basato sul rispetto, la discrezione e la conoscenza, sul toccare con mano (e sullo stringersi la mano) e non sul guardare da un finestrino… sull’interazione e non sul distacco. In base alla mia esperienza pertanto mi sento senz’altro di consigliare chiunque fosse predisposto ad un turismo di questo tipo ed interessato a viaggiare nell’Africa dell’Ovest o anche a fare del volontariato di affidarsi tranquillamente a questo tour operator dai prezzi competitivi ed in grado di costruire il viaggio sulla base delle effettive esigenze dei partecipanti.
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Niger - Gerewol
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13 di 13 persone hanno trovato questa recensione utile

Un viaggio che ha dato una svolta alla mia vita, mercoledì 21 novembre 2012

Autore Caterina Manca di Villahermosa

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Un viaggio che ha cambiato la mia vita in tutti i sensi. La bellezza del Mali, delle persone incontrate, delle esperienze vissute durante il viaggio, la professionalità delle guide e la loro gentilezza e disponibilità, l'accoglienza e la simpatia del popolo maliano, dei collaboratori della Kanaga Adventure Tours e dei miei compagni di viaggio....non mi ero mai affidata né a un'agenzia né a un tour operator prima di allora e devo dire che è stato tutto talmente entusiasmante, avventuroso, formativo, toccante, divertente, coinvolgente, che dopo due mesi dal mio rientro in Italia ho comprato un biglietto di sola andata per Bamako e adesso lavoro per la Kanaga Adventure Tours! Direi che non c'è altro da aggiungere!
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: Tour del Mali fino a Timbuktu e Festival del Deserto 2011
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14 di 14 persone hanno trovato questa recensione utile

agenzia Kanaga Adventure Tours outstanding, martedì 13 marzo 2012

Autore anthony

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l'agenzia Kanaga Adventure Tours e' gestita da italiani e maliani, ci siamo trovati benissimo in tutto.
hanno soddisfatto a pieno le nostre esigenze, la consiglio vivamente, fouristrada ottimi, autista ottimo (nome dell'autista kamara), guida super ottimo (nome della guida fraban kamissoko), insomma chiunque ha intenzione di visitare l'africa dell'ovest contattateli!

il nostro tour si e' svolto per meta in mali con le attrattive principali: segou dove si e' svolto il festival sul niger, djenne' con il grande mercato del lunedì, mopti e i pays dogon con i villaggi sulla falesia poi abbiamo passato la frontiera per entrare in burkina faso e dali siamo andati prima nella capitale Ouagadougou, poi siamo andati a tiebele e i villaggi gurunsi con le case tutte dipinte da lì siamo andati al confine con la costa d'avorio per vedere l'etnia lobi ancor al 100% animisti... da lì siamo ritornati nella capitale e poi diretti nel nord del burkina nella zona al confine con il niger dove c'e' il bellissimo mercato di gorom gorom e poi la stupenda moschea di bani, per concludere in bellezza siamo andati al Festival des Masques de Dédougou... che dire un tour eccezionale e soprattutto le persone che fanno parte dell'agenzia sono state meravigliose.
tour operator
Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: effettuato un tour su misura concordato con l'agenzia Kanaga Adventure Tours in concomitanza con il festival sul niger in mali e il festival delle maschere in burkina faso.
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19 di 19 persone hanno trovato questa recensione utile

Mali - L'ombelico dell'Ovest, martedì 24 gennaio 2012

Autore Marika1507

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Infinito.
E' questa l'impressione che si ha del Niger se lo si osserva dal porto di Mopti.
Il grande fiume, la "grande madre" è il cuore e l'anima del Mali e nel suo corso ed ai suoi bordi si sgrana la vita di questo Paese un po' musulmano, un po' cristiano ma soprattutto animista.
E' negli occhi e nelle mani dei Fuhla che si appoggiano al bastone da pastori e contadini trascinando un montone al mercato , in quelli dei Manding, che custodiscono i misteri delle erbe curative, nei turbanti dei Tuareg che trasportano il sale lungo il Niger, nei misteri custoditi dai Dogon che si può leggere questo Paese, dove i bus scoppiettanti con una temperatura di oltre 40 gradi all'interno, percorrono le strade di terra rossa che entra nel naso e nella gola macinando chilometri per portare la gente da una città all'altra, a comprare e vendere ai mercati.
E' il Paese dei mercati del riciclo di Bamako e Mopti, dove l'Africa inventa e si reinventa, trasformando qualsiasi pezzo di ferro e lamiera in prodotti utili ai fabbisogni giornalieri .
La musica la fanno i mortai delle donne, che pestano erbe e spezie, i martelli dei fabbri, che imprimono il ritmo tramandato ai tamburi.
Una cadenza perfetta, un battito d'ordine, in questo Paese non disordinato, ma diversamente ordinato.
Il Mali è l'ombelico di quest'Africa dell'ovest, dove la nostra perfezione costruita nel mondo occidentale fatta di vestiti un po' monotoni ed uniformi, si scontra con i colori dell'abbigliamento delle donne, dove i trolley dei turisti e gli zaini dei viaggiatori impattano con le ceste e i fagotti sulla testa, tutti riuniti sui tetti dei mezzi di trasporto, insieme a galline, pesce secco, coperte, e generi vari.
E' il Paese della savana senza animali, dove resistono una riserva di elefanti e qualche coccodrillo sacro.
Ho respirato questo Paese, cercando di viverlo come lo vive la gente del posto, dormendo in alberghi spartani, mangiando ai piccoli ristoranti delle donne, dove il cibo è fresco, la frutta è impagabile, e sono i colori che parlano.
Ho cercato di riconoscere le sue etnie, di cambiare la mia pelle, per superare le diversità che possono ferire gli occhi ed il cuore, se si vivono con il nostro metro di toubab.
Ho contrattato nei mercati, ho scarpinato su e giù per la falesie Dogon e Manding, sbuffando ed ansimando, ho sopportato i viaggi nei mezzi pubblici, ho guardato i tramonti sul Niger e sul Bani, con un nodo in gola davanti a qualcosa che non si può nemmeno descrivere.
Ho stretto le mani dei bambini ho ricevuto ed offerto cibo scambiandolo con le donne sugli autobus, ho aspettato ore ed ore un autobus insieme alla gente del posto ed alle mie guide: Moise il Dogon e Fraban, il Mandingo, che mi hanno fatto vivere questo Paese senza sovrastrutture dorate ed aiutandomi in ogni modo, anche quando ci sono stati momenti in cui mi sono chiesta "ma io alle Maldive mai?"
Il Mali in certi momenti mi ha "spaccato", ma è solo spaccando che questo Paese, come tutta l'Africa, entra dentro, perché l'Africa non può essere "carina" ... l'Africa può essere bellissima, feroce, brutale, ma non "graziosa". Il Mali ci fa guardare dentro noi stessi, ci riporta alle nostre origini, alla civiltà contadina e pastorale, al cosmo ed ai suoi misteri che sopravvivono nella cosmogonia Dogon, nella medicina tradizione dei guaritori interpellati da ogni angolo del Mali e che trovano spiegazioni e formulano diagnosi attraverso la "radiografia tradizionale" che, tradotta, significa "divinazione".
Non ho seguito il corso del Niger, perché è lui che ha seguito me. Mi ha spronato a continuare, per scoprire le piroghe a Mopti, dove si respira aria di frontiera, anche se la frontiera non c'è, mi ha cullato a Djenné, la Venezia del Mali, per portarmi su, in alto sulla falesie magiche, per capire che in Mali non ci si avvicina alla magia, ma si è dentro di essa.
Si è dentro al cuore dei bambini scalzi, nel rumore dei motori, nel silenzio di paesaggi sconcertanti.
Ed in questo paese dalle mille contraddizioni, dagli innumerevoli paradossi, in ogni singolo momento del viaggio, anche nei momenti più difficili quando mi sono chiesta "ma dove vorresti essere in questo momento?" mi sono risposta: "Qui. E da nessun altra parte".

Di solito non amo viaggiare con un Tour Operator, essendo refrattaria ai gruppi, alle imposizioni delle fermate, al mordi e fuggi... ma Kanaga Adventure Tour e le sue guide, con un tour perfettamente ritagliato intorno a ciò che volevo cercare di percepire del Mali, hanno reso questo viaggio veramente memorabile, perfettamente in linea con le mie aspettative ed un turismo eco-sostenibile. Più che un viaggio "con guide", è stato un viaggio con altri compagni. Da notare la flessibilità, vista la difficoltà che ci può essere a spostarsi in Mali tramite trasporto pubblico. La parte finale del tour, invece, è stata effettuata in gruppo, dopo una settimana di volontariato insieme nel Villaggio di Kela (Siby - Pays Manding). L'organizzazione, pur essendo un gruppo numeroso, è stata ottima. L'esperienza, la conoscenza, la competenza e la pazienza delle guide ha fatto sì che potessi imparare molte cose sul Paese e non ci sono mai state domande prive di risposta. La loro disponibilità ha fatto il resto. Un validissimo aiuto se si vuole veramente far parte del cuore dell'Africa, perché l'Africa è nel loro cuore.
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17 di 18 persone hanno trovato questa recensione utile

Volontariato + Tour del Mali, lunedì 19 dicembre 2011

Autore Andrea Paolini

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Ho viaggiato due volte con Kanaga Adventure Tours, entrambe in Mali. Sono rimasto molto soddisfatto della vasta offerta di itinerari che mi hanno proposto e della dinamicità che hanno dimostrato nell'assecondare alcune mie esigenze. Ho viaggiato nell'Africa dell'ovest anche con altri tour operators, che però si sono dimostrati poco radicati nei territori, con un'offerta di itinerari sicuramente più modesta. Il personale di Kanaga è molto competente e sicuramente la presenza di italiani nell'agenzia (che parlano perfettamente francese ed inglese), ha facilitato l'organizzazione del tutto. Inoltre si avvalgono di ottimi collaboratori e guide locali che conoscono perfettamente il territorio ed i dialetti locali. La consiglio a tutti coloro che vogliono scoprire il vero cuore nero dell'Africa. giusto equilibrio tra qualità, offerta e prezzo.
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Viaggio o vacanza effettuata con questo tour operator: 1° Viaggio in Mali, campo di volontariato a Bamako + tour del Pays Dogon e Segou
2° Viaggio in Mali, campo di volontariato al Pays Dogon e tour completo del Mali fino al Festival del deserto a Timbuktu

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