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esperienza da incubo
Ciononostante posso comunque credere che sicuramente tutto può andar benissimo se si compra un solo pacchetto, ma io ne avevo comperati ben 3,volendo vedere il più possibile.Ed ecco che nella 1a e nella 3a estensione mi sono ritrovata assolutamente sola, mentre a mia precisa domanda (e più di una volta) mi era stato detto che il gruppo era formato da 8 persone (poi aumentato a 12 ed io ero l'unica di Territori!!) ma erano i partecipanti solo del "Meglio del Sudafrica". Che ero sola mi sono quindi accorta con mio grandissimo disappuntosolo al mio arrivo a Port Elizabeth, come del fatto che le 3 parti del mio viaggio erano state semplicemente comprate da Territori da vari touroperator sudafricani e assemblate più o meno bene insieme
Se Territori non ha colpe dirette per ciò che poi è avvenuto fra un tour e l'altro, pur tuttavia per me ne dovrebbe comunque rispondere essendo il Touroperator che mi ha venduto il viaggio.
Questa responsabilità non se l'è presa e, alla lettera che ho scritto e che qui allego dove spiegavo i fatti e chiedevo un risarcimento,come sarebbe previsto, Elia ha risposto con una distaccata lettera di "dispiacere" e girando poi all'Assicurazione il tutto. Ma giustamente l'Assicurazione mi ha liquidato solo il cambio di "Hotel"...
Comunque ecco qui la lettera e giudicate voi.
"Come Vi ho già comunicato telefonicamente, la parte del viaggio denominata “Garden Route” se pur l’ accompagnatore era molto gentile e perbene( io ero sola), pur tuttavia dal punto di vista di “guida” non è stato proprio il massimo. Il programma che avevo in mano ha subito diverse “dimenticanze”. Nella fattispecie non ho visitato il Parco di Tsitsikamma, mi sono resa conto molto dopo che ci eravamo solo fermati su una spiaggia alle cui spalle ci doveva appunto essere questo parco, non ho visto sicuramente il Big Tree, la guida mi ha detto che non sapeva neppure dov’era, Plettenberg Bay ci siamo fermati un attimo a guardarla da in cima alla strada.
La cittadina di Knysa poi, “una delle più famose e suggestive cittadine di quest’area” l’abbiamo attraversata in macchina (la strada statale ci passa in mezzo)senza neanche mettere giù un piede.Quando ho fatto mente locale e ho chiesto di darle un'occhiata, mi è stato risposto che ormai era già passata.La cena nell’Hotel è stata pietosa, c’era un congresso di poliziotti per i quali avevano preparato solo un barbecue di carni prettamente sudafricane( anche di animali selvatici!) e alla sudafricana. Evidentemente noi non eravamo considerati. Io ho mangiato un pezzetto di formaggio.
La stanza, vecchia, anche a detta della stessa guida, lasciava molto a desiderare, per lo meno per gli standard da 4880 € pagati…
Detto questo, Vi ho già raccontato che per Mossel Bay, previsto dal programma, ho dovuto chiederlo esplicitamente,non giudicandolo la guida (a torto o a ragione) degno di visita.
Qui comunque finisce la Garden Route, per quanto riguarda la parte “il meglio del Sudafrica” tutto a posto e anche relativamente all’estensione alle Cascate Vittoria (dove pure mi sono ritrovata desolatamente sola)
Il problema enorme, incredibile, gravissimo, si è presentato al mio arrivo a JOHANNESBURG (non Roma, Vienna o Parigi, ma JOHANNESBURG),quando appunto dovevo essere raccolta dallo Shuttle dell’ Airport Game Lodge.
E questo è il racconto di quella serata e poi nottata.
MEMORIA JOHANNESBURG 4.05.2010
All’arrivo con il gruppo a Johannesburg il pomeriggio del 4.05.2010, chi di noi, io compresa, doveva partire il giorno seguente per le Cascate Vittoria(peraltro gli altri sono poi tutti andati in Zwaziland, io sola, non so perchè,in Zambia) aveva come da programma una notte da passare in un hotel della città.
Già lì mi sono molto stupita che tutti gli altri fossero alloggiati in un meraviglioso albergo a 5 stelle ed io, pur avendo lo stesso tour operator , fossi stranamente alloggiata da un’altra parte, comunque il mio voucher era per un certo “Airport Game Lodge” e quindi non c’era nulla da dire.
Mentre i miei compagni di viaggio sono stati portati direttamente all’albergo, io, come del resto previsto dal programma, sono stata scaricata in aeroporto dove avrei dovuto sbrigarmela completamente da sola e organizzare telefonicamente lo shuttle dell’albergo assegnatomi. Per fortuna la guida del tour che avevo appena finito, era ancora presente aspettando il suo taxi, e visto che io avevo qualche difficoltà con l'inglese, ha chiamato gentilmente lei il numero dell’hotel, di cui ero in possesso.
Dopo un bel po’ si è presentato un qualsiasi van, vecchio, arrugginito, senza alcun logo di nessun albergo, con un ragazzo in pantaloncini corti e cappellaccio, con a bordo altri due uomini.
La guida Luisa che si era fermata con me anche se non ne era tenuta visto che il suo tour era terminato, mi ha guardato piuttosto stranita, ha comunque dato il mio voucher, parlato col ragazzo, si è fatta assicurare che il giorno dopo m’avrebbe portato in tempo all’aeroporto, io sono salita e ci siamo avviati.
Chiamandosi il mio albergo “Airport” pensavo fosse, come l’altro riservato ai miei compagni, lì nei pressi, invece abbiamo cominciato ad andare sull’autostrada. Intanto scendeva la notte. Ad un certo punto il pullmino si ferma, mi viene detto “no gasoline”. Non ci posso credere! Quale albergo manda un mezzo a prendere un cliente senza benzina? Scendiamo e spingiamo l’auto a lato della strada. Penso comunque che in pochi minuti, avendo l’autista un cellulare, qualcuno sarebbe venuto con una tanica di carburante. Si aspetta. Passano 10 minuti, 15, 20, 30, 40, comincio a farmi delle domande e a preoccuparmi.Fuori è ormai notte fonda.
Mi rendo infine conto che, donna sola, sono con tre uomini perfettamente sconosciuti, su un pullmino di non so chi, con tutti i soldi, le carte di credito e quant’altro.
Il tempo passa, anche i due uomini, per quanto posso capire, parlano degli eventuali “robber” che in qualsiasi momento potrebbero saltar fuori. A questo punto chiedo perché non si chiama un taxi. Non mi viene neanche risposto. Comincia ad assalirmi un’angoscia terribile, che si trasforma in vero panico pian piano che il tempo passa. Trascorre un’ora, ancora niente, il buio è sempre più fitto. Sto letteralmente impazzendo pensando alla situazione in cui mi trovo. Può succedermi letteralmente di tutto e nessuno sa neanche dove sono. Penso che mi trovo potenzialmente in un pericolo molto grave.
Dopo esattamente 1 ora e 25 minuti, compare -non so davvero come -una bottiglia di benzina. Finalmente si riparte. Ancora avanti e avanti. Si passano baraccopoli, casette, nessun albergo in vista. Poi si lascia la strada grande e per strade sterrate si arriva a una specie di bassa costruzione. Lì un tizio, anche lui in calzoncini corti, mi prende il passaporto, e ritira il voucher dell’albergo.
Non capisco, tutto mi sembra fuorchè un Hotel, ma poi mi fanno risalire sul van col solo ragazzo autista.
Be’, penso che finalmente, anche se in un sobborgo davvero strano per l’albergo che mi dovrei aspettare per il prezzo pagato, questo Airport Game Lodge dovrebbe presto saltare fuori. Sempre strade sterrate, non vedo case, non vedo alberghi. Alla fine ci fermiamo davanti ad un cancello che dopo molto tempo viene aperto da un altro tizio in calzoncini corti. Entriamo. Non so davvero cosa pensare. Sono agitatissima. Proprio non può essere.E’una costruzione bassa, non vedo alcuna insegna. Sono ammutolita e stanchissima. Sono 14 ore che fra una cosa e l’altra viaggio ininterrottamente. Non ho neppure forza per chiedere, inoltre non ci capiamo…. Mi viene assegnata una stanzetta, di 4 o 5 che credo di vedere allineate in un cortile, gelida, umida, senza riscaldamento né niente. Dato il freddo non posso neanche fare la doccia, per dormire mi metto i calzini datimi in aereo. Nessuna possibilità di cena.
Al risveglio ci sono due dita di condensa sulla finestra. Quando la apro mi vedo circondata tutto intorno da un alto muro con sopra il reticolato, tipo campo di concentramento. Una visione orrenda. Esco e oltre alla desolazione del tutto, sono circondata da galline, oche, attrezzi agricoli. Sono sempre più esterrefatta, alla luce anche dei 4480 € versati per questo viaggio.
Vado a far colazione. Il “buffet” consta di un vasetto di marmellata di arance a metà e naturalmente tutto “sfrucugliato”, una decina di fette di pane eventualmente da tostare, 3 yogurt, dei cereali e caffè. Non era tutto per me, ho scoperto che poi c’erano altre due persone, due lavoratori di colore.
Ho preso uno yogurt e il caffè. Poi è venuta una donna a chiedermi se volevo qualcos’altro, immagino delle uova, non saprei cosa altrimenti, ma mi si era davvero chiuso lo stomaco.
Alla fine, mentre aspetto che mi vengano a prendere per riportarmi in aeroporto, sperando che questa volta ci sia benzina almeno per arrivare fin là e non farmi perdere l’aereo, mi cade l’occhio su un depliant che inequivocabilmente riporta la foto della struttura in cui mi trovo con la scritta “Malika guesthouse”!
Se mai ce ne fosse stato bisogno mi rendo quindi definitivamente conto che non sono nell’hotel “Airport Game Lodge”, ma da tutt’altra parte, forse un tipo di b&b, se vogliamo chiamarlo così,comunque una cascina. Quando chiedo spiegazioni, mi viene detto “certo che non è l’Airport Game Lodge, ma quello è nostro partner”!!!!
Della struttura ho fatto le foto, con galline e tutto".
Questo è il racconto della mia esperienza e non voglio aggiungere altro.